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Marmellata di uva senza pectina

Aggiornato il 04 ottobre 20264 capitoli
Quale uva usare e perché non serve la pectina in bustina

Quale uva usare e perché non serve la pectina in bustina

La marmellata di uva senza pectina funziona perché l'uva porta già con sé buona parte di quello che serve per addensarsi: bucce e vinaccioli contengono un po' di pectina naturale, gli acini maturi sono ricchi di zuccheri e acidi, quindi con una cottura appena più lunga il succo si restringe e si rassoda da solo, senza gelificanti aggiunti. A rigore, trattandosi di un frutto diverso dagli agrumi, i professionisti la chiamerebbero confettura, ma nel linguaggio di casa il nome marmellata resta il più usato e lo useremo anche noi. Se hai uva da vino raccolta durante la vendemmia, è la scelta migliore: gli acini piccoli e molto zuccherini danno una conserva intensa e di bel colore. Va bene anche l'uva fragola, dal profumo inconfondibile, oppure una buona uva da tavola, bianca o nera, purché sia ben matura. Verifica che i chicchi siano sodi e dolci, perché un'uva acerba, per quanto zucchero tu aggiunga, resta un liquido poco saporito che fatica ad addensarsi. Scarta gli acini ammaccati o con tracce di muffa: in una conserva senza conservanti ogni chicco rovinato può compromettere la tenuta dell'intero vasetto.

Sgranare, cuocere e passare l'uva al passaverdura

Comincia lavando i grappoli sotto l'acqua corrente e sgranandoli con le mani, poi lascia scolare bene gli acini in uno scolapasta. Non serve spellarli né togliere i semi uno per uno: mettili interi in una pentola capiente a fondo spesso, che distribuisce il calore e impedisce alla frutta di attaccarsi, e cuocili a fiamma media per circa venti minuti, schiacciandoli ogni tanto con un cucchiaio di legno finché non sono morbidi e hanno rilasciato tutto il succo. A questo punto passa il tutto al passaverdura con il disco a fori medi: polpa e succo scendono nella ciotola, mentre bucce e vinaccioli restano nel setaccio. Questo passaggio dà alla conserva la consistenza liscia e vellutata, senza la sensazione dei semini sotto i denti. Pesa il succo ottenuto, perché è su questo peso, e non su quello dell'uva di partenza, che dovrai calcolare lo zucchero. Se preferisci una marmellata di uva più rustica, puoi lasciare una parte delle bucce nella pentola, ma in quel caso mettile a cuocere subito con il succo, in modo che si ammorbidiscano a dovere.

Zucchero, limone e la prova del piattino per la giusta densità

Rimetti il succo nella pentola e aggiungi lo zucchero: con un'uva da vino molto matura ne bastano circa 200-250 g per ogni chilo di succo, mentre con un'uva da tavola meno dolce puoi salire un poco. Assaggia prima di decidere, perché nella marmellata di uva senza pectina lo zucchero non serve solo a dolcificare: insieme agli acidi del frutto aiuta la gelificazione e protegge la conserva nel tempo. Il succo di un limone, aggiunto all'inizio della cottura, bilancia la dolcezza e favorisce l'addensamento. Se temi che la tua uva sia povera di pectina, unisci una mela a pezzetti, meglio se una renetta o una golden: si disfa nel succo e cede la propria pectina senza farsi sentire nel gusto. Porta a bollore e prosegui a fiamma bassa, mescolando spesso, per almeno trenta minuti, finché il composto non si è ridotto e vela il cucchiaio. Per capire se è pronta fai la prova del piattino: metti una goccia su un piattino freddo di frigorifero, aspetta qualche secondo e inclinalo; se la goccia resta ferma e si raggrinzisce in superficie, puoi spegnere. Fermati appena prima della densità che desideri, perché raffreddandosi la conserva si rassoda ancora e una cottura troppo spinta la trasforma in una gelatina dura e scura.

Invasare a caldo e conservare i vasetti fino alla prossima vendemmia

Mentre la marmellata cuoce, prepara i vasetti: scegli barattoli di vetro piccoli, da 250 g circa, così una volta aperti si consumano in fretta, lavali con acqua calda e passali in forno caldo insieme ai tappi per sterilizzarli. Versa la conserva ancora bollente nei vasetti asciutti lasciando circa un centimetro dal bordo, chiudi subito con forza e capovolgili per venti o trenta minuti, poi raddrizzali e lasciali raffreddare completamente. Da freddi, premi il centro del tappo: se non fa clic e resta incavato, il sottovuoto si è formato. Riponi i vasetti in dispensa, al riparo dalla luce e da fonti di calore, e segna sull'etichetta la data e il tipo di uva, un'abitudine utile quando la vendemmia ti lascia molti barattoli diversi. I vasetti che non hanno fatto il vuoto vanno tenuti in frigorifero e consumati entro pochi giorni, come quelli già aperti. Questa marmellata di uva è buona sul pane a colazione, ma dà il meglio di sé con i formaggi stagionati e nelle crostate, dove il suo gusto poco dolce regge bene la cottura in forno.

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