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Il territorio

Il territorio dove viene prodotto l'Etna bianco è quello circostante il famoso vulcano siciliano, in provincia di Catania. Si tratta di una porzione di territorio molto ricca di terreni fertili, rinforzati ed alimentati in continuazione da quello che risulta essere il vulcano più attivo del Vecchio Continente, con eruzioni fortunatamente di tipo effusivo e non esplosivo. Questo significa che a lava confluisce generalmente in modo lento e costante senza provocare esplosioni sul cono della montagna. In questo modo molti dei pericoli delle attività sono scongiurati e nel contempo, una volta arrivata a valle, la lava rifornisce il territorio di tutti quei minerali provenienti dalle profondità del sottosuolo. La terra è sempre rinnovata e giovane, ricca di silicio e di tantissimi minerali fondamentali sia per la crescita dei vigneti che per gli aromi che poi si riverseranno nel vino una volta trasformato.

Il territorio è stato più volte modificato dal vulcano e in epoca preistorica, circa 30 mila anni fa, il vulcano era ancora di tipo esplosivo. Successivamente la modifica del suo comportamento ha permesso l'attecchimento più sicuro della vegetazione e il popolamento dell'area, dedito all'agricoltura. Quindi le colate laviche di tipo basaltico di oggi consentono comunque un rapporto con il vulcano molto stretto, anche se sempre da prendere con le dovute attenzioni. La vita comunque scorre alle pendici dell'Etna fin dai tempi più antichi, dai Siculi locali prima, e dai Romani poi, che fecero della viticultura una delle principali attività dell'Impero. L'area fertile e ricca di minerali del vulcano fece subito presa sulla produzione di vini, tanto che questi erano considerati molto pregiati e le uve erano raffigurate anche sulle monete locali. Teocrito descriveva con numerose lodi questi vini che furono impiegati nelle celebrazioni dei grandi imperatori romani.

Tutto questo avveniva già nel V secolo a.C. quando anche i Greci avevano fatto la loro comparsa in Sicilia, importando molte delle loro viti e iniziando a praticare le prime selezioni naturali e i primi sistemi d'allevamento. I reperti archeologici datano infatti la coltivazione della vite nell'area gia nel III millennio prima di Cristo, praticata dalle popolazioni indigene anche se senza sistemi di allevamento data l'era Neolitica di quel periodo. Si trattava di crescite più che altro spontanee di cui poi i locali approfittavano. Con l'era antica poi tutto cambiò e la vite divenne uno dei simboli della vite.

In quest'area poi ha un clima molto favorevole alle coltivazioni, con le sue estati lunghe e gli inverni particolarmente dolci.

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Le uve bianche dell'Etna

vitigni Tutte le uve utilizzate per la produzione del vino locale sono per lo più autoctone siciliane, con vigneti coltivati fin dall'epoca antica. Oggi la denominazione di origine controllata Etna regolamenta la produzione di vino a partire dalle varietà siciliane Carricante, Catarratto e Minnella Bianca, a cui spesso si affianca il Trebbiano, utilizzato per lo più nei tagli per aumentare le produzioni, in quanto vitigno di rese moto alte anche se qualitativamente povere.

Anche il Carricante è sfruttato per tagliare i vini nella parte orientale dell'isola, anche nel caso d produzioni in rosso. Ha buone rese e fornisce vini abbastanza aromatici. Comunque in questi ultimi decenni il suo allevamento si sta riducendo. Anche il Minnella Bianca ha fortemente ridotto le sue coltivazioni, tanto che la zona dell'Etna è l'unica protagonista delle sue produzioni, basse. Il vitigno è poco vigoroso, e una volta trasformato in vino è leggermente aromatico


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etna: La denominazione Etna DOC in bianco

etna biancoI vini prodotti con la denominazione di origine Etna sono protetti dalla legge fin dal 1968, e questa DOC è stata la prima autorizzata dell'isola. Sotto questa denominazione si possono produrre i vini di tutti e tre i colori nei territori di 20 municipalità tutte attorno all'Etna, in provincia di Catania.

La composizione dei vini bianchi deve essere un assemblaggio tra il 60% di Carricante e il 40% di Catarratto, ma si possono aggiungere anche piccole percentuali di Minnella e Trebbiano. Le rese sono tenute molto basse, e possono arrivare al massimo a 9 tonnellate per ettaro. Questo garantisce una maggiore qualità al vino, che risulta essere di colore paglierino in cui si riflettono vene dorate. Il vino è profumato dal Carricante e alla bocca si presenta come un vino rinfrescante ed asciutto, perfetto per la cucina di pesce siciliana. Si beve con il pesce spada, il pesce azzurro anche essiccato e i pesci della costa mediterranea. Ottimo anche con alcuni primi classici come gli spaghetti con le cozze. Aumentando la quantità di Carricante al 80%, il comune di Milo può produrre anche il bianco con la menzione Superiore, per un vino più aromatico e fruttato. Qui l'abbinamento è con seppie e pesci molto saporiti come le sarde o il cefalo.



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