nardo rosso

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Il vino rosso di Nardò è difeso dall'apposita Doc, e vinificato con il Negroamaro e altre uve locali. In vino intenso, che dovrà ancora migliorare, a partire dalle rese delle uve.

di Redazione

20 gennaio 2018

La zona di Nardò e i suoi vini

La zona di Nardò, in provincia di Lecce, è una delle più antiche aree abitate della nostra penisola, sia dalle popolazioni locali, che poi dai coloni greci, che portarono le loro uve in Italia. Nardò è un comune che si trova a sud-ovest del capoluogo di provincia, e qui l'uomo ha lasciato le sue traccie già nel Paleolitico, grazie alle falde acquifere presenti nella zona, che attirarono i primi uomini nelle numerose grotte presenti grazie alla natura carsica del territorio. L'acqua sembra essere all'origine anche del nome della città. Nardò infatti, deriverebbe da Nar, che indica gli zampilli d'acqua. L'origine è illirica, e questo indicherebbe i primi abitanti della zona come provenienti dai Balcani. Lo zampillo d'acqua è una testimonianza di come sia strutturato il territorio carsico del Salento, e della Puglia in generale. L'acqua è infatti molto presente nel sottosuolo, grazie ai numerosi inghiottitoi tipici di queste terre calcaree, e invece totalmente assenti in superficie. Una caratteristica di tutta la regione.

La storia di Nardò

Questa è la Terra d'Arneo, abitata già dal Paleolitico. Le numerose grotte create dai fenomeno idrici e dalla friabilità del calcare, hanno dato riparo ai primi artisti della razza umana. Gli archeologi e i paleontologi qui si ritrovano per esplorare la Baia di Uluzzu, che ospitò, come testimoniano i resti ritrovati, gli uomini del passato. Famose sono le grotte di Uluzzu e del Cavallo, dove oltre ai resti umani e delle loro attività, sono state rinvenute alcune pitture rupestri antichissime, tra le prime in Europa, risalenti anche a 100mila anni fa. Si tratta di un valore storico immenso, che trova un nome preciso nel “Paleolitico Uluzziano” in quanto periodo unico in tutto il continente. Qui, durante il Paleolitico Medio e Superiore, iniziarono le prime attività che porteranno infine alla nascita di Nardò, attorno all'inizio del primo millennio avanti Cristo, ad opera dei Messapi. Nar divenne poi Nerìton per i Greci e Neritum o Neretum per i Romani. Questi giunsero qui nel 269 a. C., per sfruttare il porto Emporium Nauna come grande collegamento commerciale tra i paesi del Mediterraneo e l'Italia, attraverso la Via Traiana, per importare le merci su tutta la costa ionica e intersecarsi con la via Appia, e giungere a Roma. Il vino di Nardò fu così una delle merci più commerciate, anche dopo la caduta dell'Impero Romano, che fu sostituito dai Bizantini e poi dai Longobardi, che continuarono la coltivazione del vino. Con queste due dominazioni, in particolare quella bizantina, si insediarono anche i Basiliani, lasciando numerose opere d'arte.

Il terreno per i vitigni

Oggi l'area sta rivivendo un nuovo periodo di splendore, sia turistico che enologico. La zona ha ripreso le produzioni di qualità, e sta lentamente crescendo. Nella regione di Nardò la struttura calcarea del sottosuolo è ricoperto di terra rossa. Le vore, dette anche capoventi, inghiottono l'acqua piovana per portarla nel sottosuolo, dove nutre la terra attraverso i suoi numerosi corsi d'acqua. La geologia della zona della Terra d’Arneo è quella classica del Tacco d'Italia. Nel Cretaceo qui, si formò il basamento carbonatico a faglie, che sostiene tutta la successiva geologia del Mesozoico. Durante questa era, i numerosi vulcani attivi depositarono, durante le eruzione, moltissimi sedimenti di qualità, ottimi per la crescita delle uve, che ancora risiedono nel sottosuolo, emerso proprio durante il il Mesozoico, nonostante le ingressioni marine e le fratture, dovute all'incontro tra le placche teutoniche della zona. I sedimenti più recenti, ottimi per la zona, sono le argille e le sabbia del Pliocene e del Pleistocene, mescolate alle calcareniti del Miocene. Una varietà geologica che nutre le viti e l'agricoltura della pianura di Nardò, posta sulla costa che influenza il clima e gli aromi, con i suoi venti marini. Qui il clima è chiaramente caldo e mite durante l'inverno, con le lunghe estati che asciugano il terreno e concentrano gli aromi negli acini.

Le uve per fare il vino rosso di Nardò

Il vitigno principe del Salento è il Negroamaro, o Negramaro, seguito dal Primitivo, che però nella Terra d'Arneo è assente. Qui a Nardò infatti, si coltiva il Negroamaro e i due Malvasia Nera, quello di Lecce e quello di Brindisi, ma anche il Montepulciano, introdotto in un periodo non ben identificato. Questa vite ha ottima vigoria e si comporta bene nel profondo sud, anche perché la sua maturazione tardiva non è fermata dal freddo, che qui arriva molto più tardi rispetto a latitudini più settentrionali. Il caldo consente un'ottima vinificazione, da assemblare con le due Malvasie e con il Negroamaro. Per le due Malvasie, quella di Brindisi viene usata perché molto aromatica, mentre quella di Lecce, molto neutra, apporta quantità. Ma è il Negroamaro a fornire la qualità, quando ben vinificato. Si tratta di un'uva importante, con un grande apporto di alcol e aromi, che in alcuni casi viene vinificata anche in rosato. Sta lentamente lasciando il ruolo di uva da taglio per acquisire le caratteristiche del vino importante, vigoroso e intenso, che può anche essere invecchiato.

I vini Doc di Nardò

I vini di Nardò sono classificati e difesi dalla denominazione di origine controllata istituita il 6 aprile 1987. I vini sotto questa denominazione possono essere prodotti solo a Nardò e Porto Cesareo, in provincia di Lecce, e solo nelle versioni rosso e rosato. Secondo il disciplinare, nel Nardò rosso Doc il Negroamaro va vinificato in almeno l'80% del vino. Il resto del taglio deve essere fatto con la Malvasia nera di Brindisi, Malvasia nera di Lecce e Montepulciano prodotti in zona. Questi possono essere vinificati da soli, o insieme, per aggiungere il restante 20% dell'assemblaggio. La qualità dei vini di Nardò è ancora poco assicurata perché le rese delle uva autorizzate sono troppo alte. Queste infatti sono limitate a 18 tonnellate per ettaro, ma chi vuole vinificare in qualità, le abbassa. Il Nardò Rosso è vinoso, e richiama nei profumi e nella qualità, il suo vitigno migliore, il Negroamaro. È perfetto per gli arrosti di agnello, ma anche per le grandi minestre di legumi, o con i formaggi ben strutturati. Il Nardò Rosso Riserva migliora queste qualità, ammorbidendosi nell'invecchiamento.

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Domande frequenti

  • Quali vitigni sono obbligatori per produrre il Nardò Rosso DOC?
    Per ottenere la certificazione Nardò Rosso DOC, il vino deve essere composto per almeno l'80% da uve Negroamaro, il vitigno principe del Salento noto per la sua intensità e struttura. Il restante 20% può essere completato da un assemblaggio di altre uve autoctone e internazionali coltivate nella zona specifica di Nardò e Porto Cesareo. Nello specifico, il disciplinale permette l'uso della Malvasia Nera di Brindisi, della Malvasia Nera di Lecce e del Montepulciano. La Malvasia di Brindisi contribuisce con note aromatiche, quella di Lecce offre volume e neutralità, mentre il Montepulciano si integra armoniosamente nel blend finale.
  • Come influisce il terreno carsico di Nardò sulle caratteristiche del vino?
    La geologia di Nardò, definita 'Terra d'Arneo', è caratterizzata da un sottosuolo calcareo ricco di inghiottitoi naturali chiamati 'vore'. Questo terreno assorbe rapidamente l'acqua piovana, convogliandola nelle falde sotterranee e costringendo le radici delle viti ad approfondire la loro ricerca di umidità. Sopra la roccia calcarea si trova uno strato di terra rossa ricca di sedimenti vulcanici antichi e argille. Questa combinazione unica, unita ai venti marini che mitigano il clima, favorisce una maturazione lenta degli acini, concentrando zuccheri e aromi, e conferendo al vino finali minerali ed eleganti tipici di questa area salentina.
  • Con quali piatti si consiglia di abbinare il Nardò Rosso?
    Grazie alla sua struttura robusta e alla presenza predominante di Negroamaro, il Nardò Rosso è un vino versatile ideale per accompagnare piatti dalla sapidità marcata. Si abbina eccellentemente agli arrosti di carne, in particolare quelli di agnello, dove i tannini aiutano a bilanciare i grassi. È inoltre perfetto per le grandi minestre di legumi, tipiche della tradizione contadina salentina, e per formaggi stagionati e ben strutturati. Se opti per la versione Riserva, l'affinamento in bottiglia avrà ammorbidito i tannini, rendendolo ancora più armonioso con pietanze complesse e saporite.
  • Cosa significa che le rese delle uve a Nardò devono essere ridotte per garantire qualità?
    Il disciplinare DOC permette una resa massima di 18 tonnellate per ettaro, una cifra considerata piuttosto elevata per un vino di pregio. Quando i vigneti raggiungono questi volumi, il rapporto tra bacche e foglie diminuisce, diluendo i composti fenolici e aromatici negli acini. Per produrre un Nardò di alta qualità, i produttori virtuosi riducono volontariamente le rese, spesso tagliando grappoli acerbi o limitando la vegetazione. Meno uve per ettaro significano acini più piccoli e concentrati, che garantiscono un vino più intenso, complesso e capace di evolversi positivamente nel tempo, specialmente se destinato all'invecchiamento.
  • Qual è la differenza tra Nardò Rosso normale e Nardò Rosso Riserva?
    La distinzione principale risiede nel tempo di affinamento e nella conseguevole evoluzione sensoriale. Il Nardò Rosso standard è un vino vigoroso e intenso, che esprime subito la freschezza e la potenza del Negroamaro, pronto per essere bevuto giovane o dopo breve riposo. Il Nardò Rosso Riserva, invece, subisce un periodo di invecchiamento più lungo prima della commercializzazione. Questo processo ossidativo controllato ammorbidisce i tannini aggressivi, arrotonda l'alcolicità e sviluppa note terziarie di spezie, cuoio e frutta secca. Il risultato è un vino più elegante, morbido e stratificato, adatto a chi cerca complessità e longevità.

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