barolo








Storia

Il vitigno Nebbiolo, venne coltivato nella zona del Barolo grazie alla caparbietà del Conte Camillo Benso e di Giulia Colbert Falletti ultima marchesa del Barolo.

La produzione di questo vino ebbe inizio a metà dell'Ottocento, e con il passare del tempo divenne un vino molto ricco e pregiato, tanto da essere considerato l'ambasciatore del Piemonte dei Savoia nella corte dell'intera Europa.

L'importanza del Barolo è la sua struttura, che ricorda dall'odore un bouquet complesso di profumi avvolgenti, è in grado di svilupparsi nel corso del tempo senza perdere però le sue proprietà organolettiche.

Il generale Paolo Francesco Stagliene, fu il solo a realizzare la prima versione del vino tramite uve Nebbiolo secco, e scrisse un manuale di “ Istruzioni intorno al miglior metodo di fare e conservare i vini del Piemonte”, che venne pubblicato nel 1835, un vero e proprio pioniere dell'enologia piemontese.

Una storia narra che un giorno la marchesa Falletti, offrì a Carlo Alberto ben 325 “carrà” di Barolo, una per ogni giorno dell'anno escluso il periodo di quaresima, perché il re aveva espresso il desiderio di assaporare il suo nuovo vino, e questo omaggio molto apprezzato passò alla storia.

Le “carrà” erano delle botti da trasporto con la capacità di 12 brente, pari a 600 litri.

Dopo aver assaporato il vino, il re Carlo fu talmente entusiasta da decidere di acquistare la tenuta di Verduno, in modo tale da poterne avviare una sua produzione personale, e dopo alcuni anni, fece la stessa cosa il re Vittorio Emanuele II, acquistando le tenuta Fontanafredda a Serralunga d'Alba.

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Tecniche di produzione e caratteristiche organolettiche

BAROLO I vitigni per la produzione del vino “Barolo”, devono rispondere ad una serie di requisiti, ora vi elencheremo quali sono:

- Terreni: argillosi e calcarei ed eventualmente la combinazione di entrambi

- Giacitura: solo ed esclusivamente collinare, e da escludere a priori i terreni di fondovalle, pianeggianti ed umidi non sufficientemente esposti al sole

- Altitudine: non deve essere inferiore a 170 metri e non superiore a 540 metri

- Esposizione: da escludere i nuovi impianti del versante a nord

- Per gli impianti nuovi, e per i reimpianti, la densità non deve essere inferiore a 3500 ceppi/ha e la coltivazione consentita è la contro-spalliera GUYOT.

- E' vietata ogni tipologia di forzatura

- L'invecchiamento richiesto deve essere di almeno 38 mesi a partire dal 1 novembre dell'anno di produzione delle uve, di cui i primi 18 mesi in botti esclusivamente di legno

- Le operazioni di vinificazione, invecchiamento ed imbottigliamento deve essere effettuate nella zona DOCG

Il colore del vino “Barolo”, rosso granato con riflessi aranciati, si presenta all'olfatto con un odore persistente che tende ad evolversi nel corso del tempo, portando alla luce note fruttate come ad esempio vaniglia e viola, o note terziarie come il goudron e retrogusto speziato.

Quello che resta in bocca sono componenti molto dure di acidità, sali minerali e tannini, che risultano essere piacevolmente equilibrate insieme ai sapori morbidi alcoli e poli-alcoli, che persistono in maniera eccezionale, facendo del vino “Barolo”, una bevanda elegante dalla grande personalità.

Dovete sapere che nonostante i comuni di produzione sia molto vicini tra loro, esistono comunque delle differenza organolettiche significative, che fanno in modo da distinguere i vini prodotti dalle diverse località.

Molto incide l'esposizione solare, ma in particolar modo il terreno, che può variare da sabbio-argilloso, ad argilloso, o prevalentemente sabbioso.

Il risultato del vino “Barolo” in sostanza, dipende anche dal Climax che consente di produrre un vino decisamente più strutturato, fino ad arrivare a un vino morbido dai sapori fruttati.


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barolo: Modalità di servizio e abbinamenti

BAROLO Il vino “Barolo” va servito ad una temperatura che si aggira tra i 18-20 gradi in particolari calici detti “ PIEMONTE”.

Potete servire questo vino anche in calici panciuti dalle stelo lungo molto capienti.

Il Barolo si presta alla perfezione per essere servito con piatti saporiti a base di carne rossa, come arrostine brasati, ma anche selvaggina e cacciagione sia di pelo che di piuma.

Questo vino è ottimo da accompagnare anche con formaggi dal sapore forte e con quelli stagionati a pasta dura come ad esempio il Grana Padano, oppure il Parmigiano Reggiano, o il Castelmagno, ma può essere anche servito con piatti aromatizzati al tartufo e con pasticceria secca.

Molto conosciuto ed apprezzato è l'abbinamento del Barolo con dei frollini tipici del Piemonte dal nome “Meliga”.

Grazie alla sua corposità, il vino Barolo può essere assaporato anche lontano dai pasti, come un vero e proprio vino da meditazione.

Un particolare Barolo quello Chinato, è ottimo con dolci a base di cacao, oppure come aperitivo caldo in versione “ punch”.

I brasati, gli arrosti, ed i risotti al Barolo, sono le ricette più famose a base di questo vino, ma anche l'anguilla vine cucinata utilizzando il Barolo come ingrediente principale, e con il vino invecchiato si può cucinare anche il lepre in salmì.



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