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Bere · vino rosso

nebbiolo d'alba

Aggiornato il 04 maggio 20144 capitoli5 domande frequenti

La storia

Alba è una città molto rinomata della regione piemontese: è il fulcro della produzione del tartufo bianco, ricca di ristoranti e cantine. Il luogo ideale per chi ama viaggiare e godere delle vie enogastronomiche. Alba è anche il luogo in cui vengono prodotti diversi vini come ad esempio il Barolo, il Barbaresco, il Dolcetto, il Nebbiolo e il Barbera. Il termine Nebbiolo non indica solo il vino realizzato in questo territorio, ma indica anche un vitigno, che ritroviamo nella gran parte dei vini rossi realizzati nella regione piemontese. Il nome di “nebbiolo” molto probabilmente si riferisce al momento in cui le uve vengono raccolte. Questo periodo corrisponde al mese di ottobre, ovvero quando iniziano a comparire le prime nebbie. Altri, invece, credono che questo nome sia dovuto al fatto che i chicchi siano ricoperti da uno strato pruinoso che vanno a coprire, “annebbiare” appunto, il colore. A partire dal XIII secolo il Nebbiolo venne classificato come uno dei vitigni più prestigiosi e nel 1600 fu molto richiesto e degustato dalla popolazione nobile della regione piemontese. In passato, però, questo vino era molto diverso da ciò che si può degustare al giorno d’oggi: all’epoca il Nebbiolo d’Alba si presentava come un vino rosso abbastanza dolce. Nell’Ottocento questo vino era considerato come la bevanda del popolo, mentre il casato dei Savoia, invece, degustava bevande provenienti direttamente dalla regione della Francia. Ma proprio in questo periodo, questo vino piemontese iniziò ad assumere delle diverse qualità, come quelle di bevanda secca e anche corposa e tutto ciò lo si deve alla consulenza e ai consigli di enologi francesi che hanno dato i via a dei cambiamenti a livello qualitativo di molti dei vini piemontesi.

Il Vitigno

Il Nebbiolo consta di diverse tipologie, ovvero il nebbiolo lampia, il nebbiolo michet e il nebbiolo rosè. Il Nebbiolo Lampia è la variante più diffusa, mente il rosè è ormai quasi abbandonato del tutto. Il Nebbiolo Michet, invece, è formato da foglie alquanto grandi e da dei grappoli la cui forma è allungata. La zona di produzione del Nebbiolo è separata in due parti da un fiume, il Tanaro, che comporta dunque, il sorgere di due terreni differenti: a destra la zona sarà costituita da un terreno compatto e colline calcaree ed argillose, i cui vini, prodotti in questa zona, si presentano molto più durevoli nel tempo e corposi; la parte sinistra, invece, è caratterizzata da un terreno più leggero il che comporta la produzione di vini molto più delicati. Ma come viene prodotto il Nebbiolo d’Alba? La risposta è la seguente: con il vitigno che porta lo stesso nome del vino, la cui resa delle uve è pari a circa 90 quintali per ettaro. In seguito queste verranno pressate e poi macerate e, infine, il vino ottenuto al termine di queste due fasi dovrà essere sottoposto a maturazione in delle botti di legno.

Nebbiolo d'Alba: caratteristiche organolettiche

Il vino rosso piemontese Nebbiolo d’alba presenta delle determinate caratteristiche organolettiche, che andremo a degustare nel momento in cui questo verrà messo in commercio. Questa bevanda alcoolica si presenta con un bel colore rosso intenso, rubino, con dei riflessi tendenti al granato, soprattutto se sottoposto ad un processo di invecchiamento. Per quanto concerne l’odore, questo vino piemontese mostrerà un profumo molto delicato, leggero con in lontananza un sentore floreale e fruttato, il suo sapore è alquanto secco ma talvolta ance morbido e vellutato, corposo e tannico se ancora giovane, se invecchiato, invece, presenterà un sapore abbastanza morbido. La sua gradazione alcoolica è pari a 12 gradi ed esso deve essere sottoposto ad un periodo di invecchiamento pari ad un anno. Per poter degustare al meglio le caratteristiche organolettiche di questo squisito vino si consiglia di servirlo ad una temperatura pari a 18° affiancato con delle pietanze tipiche della zona piemontese, soprattutto se si tratta di primi piatti realizzato con sughi di carne e secondi piatti a base di carne rossa.

Nebbiolo Giovane e Nebbiolo Invecchiato

Come è stato detto precedentemente, il Nebbiolo d’Alba consta di una tipologia giovane e di una variante invecchiata. Le differenze tre i due sono notevoli, ma non solo per quel che concerne l’invecchiamento che per legge deve corrispondere ad almeno un anno, ma anche per altri motivi, tra cui anche il luogo preciso in cui esso viene prodotto e il tipo di terreno in cui le uve vengono coltivate. Il Nebbiolo d’Alba giovane, si presenta molto armonico e delicato, ma ha una struttura molto forte e lo si può degustare apprezzandone a pieno le qualità abbinandolo a delle carni rosse non molto cotte oppure con dei sughi, purché siano caratteristici del luogo. Esso va servito ad una temperatura pari a 16° o 18°. Altre pietanze con cui si può creare un perfetto binomio sono tagliolini conditi con del sugo a base di lepre oppure lasagne al forno o anche pasta con ragù alla bolognese, con grigliate di carne o maiale al forno. Per quanto riguarda, invece, il Nebbiolo d’Alba invecchiato, esso viene prodotto sul lato destro del fiume Tanaro e si presenta molto corposo se invecchiato di almeno quattro o cinque anni. Questo vino lo si può accostare con pietanze quali spezzatino di manzo, lepre in salmi o anche con medaglioni di cervo conditi in salsa di vino rosso. Questa bevanda va servita ad una temperatura pari a 18°.

Domande frequenti

  • Qual è la differenza principale tra Nebbiolo d'Alba giovane e quello invecchiato?
    La distinzione fondamentale risiede nell'invecchiamento obbligatorio e nelle caratteristiche organolettiche risultanti. Il Nebbiolo d'Alba giovane richiede almeno un anno di affinamento, presentandosi come un vino armonico, delicato ma strutturato, ideale per essere consumato relativamente presto. Al contrario, la versione invecchiata subisce un processo di maturazione più lungo, solitamente dai quattro ai cinque anni, sviluppando una struttura corpulenta, complessa e morbida. Questa evoluzione cambia radicalmente l'esperienza gustativa: il giovane offre freschezza e tannini più marcati, mentre l'invecchiato mostra note più evolute e una texture vellutata, giustificando prezzi e tempi di attesa superiori.
  • Cosa significano le denominazioni Lampia, Michet e Rosè del vitigno Nebbiolo?
    Questi termini indicano le principali cloni o varianti genetiche del vitigno Nebbiolo coltivato in Piemonte. Il Nebbiolo Lampia è la varietà più diffusa e comune, nota per la sua adattabilità e resa costante. Il Nebbiolo Michet si distingue per caratteristiche morfologiche specifiche, come foglie di dimensioni maggiori e grappoli dalla forma allungata, spesso associato a vini di particolare eleganza. Il Nebbiolo Rosè, invece, è una variante quasi scomparsa, caratterizzata da acini dalla buccia colorata che conferiscono al mosto una tonalità rosata naturale. La scelta del clone influenza il profilo finale del vino, con il Michet che tende a produrre strutture più raffinate rispetto alle altre tipologie.
  • Perché il fiume Tanaro è importante per la produzione del Nebbiolo d'Alba?
    Il fiume Tanaro agisce come una barriera geografica che divide la zona di produzione in due aree con pedologie nettamente diverse, influenzando lo stile del vino. Sponda destra del fiume, i terreni sono composti da calcari e argille compatti, che favoriscono vini più longevi, strutturati e corposi, tipici delle versioni invecchiate. Sponda sinistra, i suoli sono più leggeri e sabbiosi, producendo vini più delicati, profumati e accessibili precocemente, spesso associati alla versione giovane. Questa dualità territoriale permette di ottenere profili sensoriali distinti dallo stesso vitigno, offrendo al consumatore ampie scelte in base alle proprie preferenze gustative.
  • A quale temperatura si deve servire il Nebbiolo d'Alba e perché?
    Il Nebbiolo d'Alba va servito preferibilmente tra i 16°C e i 18°C. Mantenere il vino entro questi range è cruciale per esaltare il suo bouquet aromatico complesso, che spazia dal floreale al fruttato, senza nascondere le note alcoliche. Una temperatura troppo alta accentuerebbe l'alcol, appiattendo i sapori e rendendo il vino aggressivo, mentre una temperatura eccessivamente bassa bloccherebbe la volatilità degli aromi e maschererebbe la struttura tannica. Servirlo correttamente permette di apprezzare la delicatezza del giovane o la morbidezza dell'invecchiato, garantendo un'esperienza olfattiva e gustativa completa e bilanciata.
  • Quale cibo accompagna meglio il Nebbiolo d'Alba giovane?
    Il Nebbiolo d'Alba giovane, grazie alla sua struttura forte ma alla delicatezza aromatica, si abbina eccellentemente a piatti della tradizione piemontese che non richiedano cotture prolungate che coprano i sapori. Sono ideali i tagliolini con sugo di lepre, le lasagne al forno o la pasta al ragù alla bolognese, dove l'acidità del pomodoro e la sapidità della carne interagiscono bene con i tannini. Ottimo anche con carni rosse poco cotte, arrosti di maiale o grigliate miste. L'abbinamento funziona perché il vino riesce a pulire il palato dalla grassità della carne, mantenendo viva la freschezza del frutto e offrendo una chiusura pulita e gradevole.

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