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Aggiornato il 14 gennaio 20183 capitoli5 domande frequenti
Sciacca Doc rosso

L'area dello Sciacca

La Sicilia è diventata una zona vinicola molto interessante negli ultimi 10 o 20 anni, con alcune aree molto importanti, che hanno ripreso antiche vinificazioni nobili riproponendole con forza sul mercato. Altre aree invece si stanno ancora lentamente sviluppando, come quella della denominazione di Sciacca, e hanno deciso l'impianto di uve non autoctone per provare vinificazioni più commerciali. Qui si stanno utilizzando le classiche uve francesi, a partire dal Cabernet Sauvignon, dal Syrah e dal Merlot, e il Sangiovese toscano. Naturalmente viene coltivato anche l'indigeno Nero d'Avola, per provare alcuni assemblaggi. Lo Sciacca sta così provando a imporsi sul mercato come vino di qualità, e l'inizio è certamente promettente, anche se la qualità non è stata ancora raggiunta ai suoi vertici, con un vino discreto ma non eccelso. La zona però si presta molto bene alla produzione di vini, grazie a dei terreni argillosi e calcarei, e al fantastico clima della Sicilia. Lo Sciacca Doc insomma, ha tutti i canoni per diventare un vino importante in futuro, sia da un punto di vista economico che prettamente enogastronomico. La sua produzione è ormai costante, sempre più presente, e tra una decina di anni si attendono anche dei riconoscimenti, vista la qualità delle uve scelte per la sua produzione. Non vi sono dubbi che tra qualche anno, inizieremo a scoprire i vini di Sciacca, anche al di fuori della Sicilia, grazie a qualche produttore deciso a fare del suo vino un prodotto di grande qualità.

Lo Sciacca Doc rosso

Lo Sciacca Doc può vantare già una ventina di anni di storia, ma finora non è riuscito ad emergere nel panorama vitivinicolo nazionale. L'approvazione del disciplinare che ha istituito questa Doc è del 5 giugno del 1998. Con il decreto ministeriale si è avviata la produzione di vini rossi e bianchi difesi dalla legge, con il nome di Sciacca, per le produzioni nei territori comunali di Sciacca e Caltabellotta, entrambi in provincia di Agrigento. Il disciplinare autorizza, per i vini rossi, l'utilizzo del Cabernet Sauvignon, del Sangiovese, del Merlot e dell'autoctono Nero d'Avola. Questi vitigni devono essere presenti nel vino per un minimo del 70%, in assemblaggio, a all'85% come monovitigno. L'altro 30 per cento può essere composto dalle uve coltivate in tutta la provincia agrigentina. Per produrre vini di qualità, si sono limitate le rese delle uve a 12 tonnellate per ettaro, ma spesso i viticoltori cercano di renderle ancora più stringenti, per ottenere vini corposi, che per legge devono avere un contenuto alcolico minimo dell'11%. Secondo il disciplinare, si possono produrre sia il rosso generico che i vari monovitigno, fino al Rosso Riserva. Si hanno così anche lo Sciacca Merlot, Cabernet Sauvignon, Nero d’Avola, e il Sangiovese e lo Sciacca rosso riserva. I vini che vengono prodotti sotto la denominazione Sciacca, variano nelle caratteristiche a seconda dell'assemblaggio e del vitigno. Generalmente sono vini potenti e profumati, di colore rubino. Vinosi, e fruttati, esprimono anche profumi di sottobosco e toni animali. Il palato è astringente, dotato di tannini e di medio corpo. Dovranno essere migliorati, per essere resi più potenti e persistenti, ma sonno già degli ottimi vini per gli arrosti, per il capretto e per la pasta con diversi legumi. I vari monovitigni creano delle variazioni di tema, così come il Rosso Riserva, che attenua il suo colore rubino sui toni granata. Ottimi profumi profondi, con una bocca ben vellutata, questo vino è perfetto per la carne rossa e la selvaggina, ma anche con qualche primo primo piatto complesso. Il Cabernet Sauvignon si sviluppa attorno a profumi erbacei, da proporre al coniglio in agrodolce, agli arrosti di vitello o alla carne in umido e agli insaccati. Il Nero d’Avola, oggi reso meno spigoloso, è un vino pieno, ma dal profumo delicato, con abbinamenti classici, come i formaggi maturi, insaccati e carne rossa, ma anche con la pasta al ragù di carne. Il Merlot si esprime con toni vinosi, e una certa morbidezza per accompagnare la pasta al forno e le grigliate miste. Con i formaggi va d'accordo se non troppo maturi. Il Sangiovese un naso classico, ma non esprime la potenza nota in Toscana. Si affianca quindi alla carne bianca e ai primi non strutturati.

I migliori vini

La piccola zona di produzione non ha ancora espresso aziende di grande rango e potenza commerciale, e dunque lo Sciacca vede una miriade di piccole produzioni, che vanno testate annualmente con viaggi nella regione e assaggi puntuali. Lo Sciacca non è ancora sbarcato al di fuori della Sicilia, ma potrete gustarlo alla Sagra di Montevago oppure in una delle numerose feste di paese, specialmente quelle di Carnevale che si tiene proprio a Sciacca. Un modo per divertirsi ma anche di assaggiare la produzione locale, non solo vinicola, per comprendere meglio le potenzialità della Doc di Sciacca.

Domande frequenti

  • Quali vitigni compongono il vino Sciacca DOC?
    Il disciplinare dello Sciacca DOC prevede un assemblaggio complesso che valorizza sia varietà internazionali che autoctone. I vitigni principali autorizzati sono Cabernet Sauvignon, Merlot, Syrah, Sangiovese e Nero d'Avola. Per i vini rossi generici, questi vitigni devono costituire almeno il 70% del blend, mentre per i monovitigni la percentuale sale all'85%. Il restante 30% può essere completato da altre uve rosse ammesse nella provincia di Agrigento. Questa flessibilità permette ai produttori di creare profili aromatici diversificati, spaziando dai vini strutturati a base Cabernet o Nero d'Avola a quelli più eleganti con Sangiovese.
  • Come si presenta il colore e l'alcolometria dello Sciacca rosso?
    Lo Sciacca DOC rosso si distingue per un colore rubino intenso, che tende a sfumare verso tonalità granata nel caso del Rosso Riserva, grazie all'affinamento. Dal punto di vista tecnico, il disciplinare impone un titolo alcolometrico volumico minimo dell'11%, garantendo una buona struttura. Le vigne sono coltivate con rese limitate a 12 tonnellate per ettaro, un parametro che aiuta a concentrare gli zuccheri e i polifenoti nelle uve. Questo sforzo produttivo mira a ottenere vini corposi, sapidi e dotati di una buona persistenza, nonostante la denominazione sia ancora in fase di affermazione rispetto ad altre realtà siciliane più consolidate.
  • Dove viene prodotto esattamente il vino Sciacca DOC?
    L'area di produzione dello Sciacca DOC è geograficamente circoscrita e specifica. Comprende esclusivamente i territori comunali di Sciacca e Caltabellotta, entrambi situati in provincia di Agrigento, in Sicilia. Questa limitata estensione territoriale contribuisce all'unicità del prodotto, legato a suoli prevalentemente argillosi e calcarei e a un clima mediterraneo favorevole. Nonostante la superficie ridotta, la zona sta guadagnando attenzione per la qualità crescente dei vigneti e per la capacità dei piccoli produttori locali di esprimere il potenziale enologico tipico di quest'angolo della costa siciliana occidentale.
  • Con quali piatti si abbina meglio il monovitigno Nero d'Avola?
    Il Nero d'Avola prodotto nello Sciacca DOC offre un profilo aromatico delicato ma un palato pieno, risultando estremamente versatile in tavola. Si abbina splendidamente ai formaggi stagionati e ai salumi tipici siciliani, grazie alla sua struttura che bilancia i sapori intensi. In cucina, è ideale per accompagnare carni rosse cotte alla brace o in umido, nonché per primi piatti complessi come la pasta al ragù di carne. La sua morbidezza attuale, resa meno spigolosa rispetto al passato, lo rende anche un compagno eccellente per pietanze tradizionali che richiedono un vino capace di sostenere sapori robusti senza sovrastarli.
  • Cosa caratterizza il Cabernet Sauvignon nella Denominazione Sciacca?
    Il Cabernet Sauvillon dello Sciacca DOC si distingue per note erbacee e strutturate, tipiche del vitigno francese adattate al terroir siciliano. È consigliato per accompagnare carni bianche delicate come il coniglio in agrodolce, una preparazione classica che contrasta piacevolmente con la struttura del vino. Trova inoltre perfetta armonia con arrosti di vitello, carni in umido e insaccati lavorati. La presenza di tannini e la freschezza acidica permettono al vino di pulire il palato dopo ogni boccone, rendendolo una scelta affidabile per chi cerca un rosso internazionale con una propria identità locale, adatto a piatti saporiti ma non eccessivamente pesanti.

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