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farina di orzo

Aggiornato il 26 ottobre 20153 capitoli5 domande frequenti
Farina di orzo

Introduzione

L'orzo, è un cereale che deriva dall'Oriente e le sue specifiche origini possiamo collocarle in Medio Oriente, Tibet e Cina, a seconda delle fonti letterarie consultate nel tempo. Alcuni reperti preistorici indicano addirittura che si tratta del primo cereale in assoluto coltivato dall'uomo. Questa pianta ha un ciclo annuale e la sua altezza può raggiungere e superare anche il metro, ma questo dipende anche molto dalla varietà della pianta. Quando parliamo di orzo, stiamo indicando un prodotto autunno-invernale che resiste benissimo a temperature molto elevate e con scarso apporto idrico. Alcune coltivazione di questo cereale, vengono fatte a 4500 metri di altitudine, temendo solamente l'elevata concentrazione di umidità ambientale con vento e pioggia intensi, e la scarsità invece di sali minerali derivanti dal terreno. Di questa pianta vengono utilizzati i frutti, ovvero i semini, molto ricchi di amido e di glutine. Questa ultima caratteristica citata, rende l'orzo un alimento inadatto per tutti coloro che soffrono di celiachia, ma invece idoneo per la pianificazione della produzione del pane.

Descrizione

La farina che si ricava dall'orzo, ha una resa molto alta pari fino al 73% rispetto alla materia prima stessa e molti di noi, non sanno che spessissimo, questo alimento, non è nient'altro che un sottoprodotto dell'orzo perlato, oppure del semolino di orzo. Potete trovare la farina di orzo in commercio, sia integrale che raffinata, ma ricavata sempre dopo aver privato i chicchi dei propri glumelli, quindi decorticati. La farina integrale che trovate in commercio si presenta con un colore molto chiaro alternato ad striature evidenti di colore grigio, mentre quella raffinata, è totalmente bianca candida oppure tendente al giallo. Al tatto questa farina è molto delicata e dalla consistenza fine che tende ad aggrumarsi con estrema facilità, e se viene conservata male, acquisisce facilmente il tipico odore di rancido.

Impieghi

La farina di orzo, viene utilizzata specialmente nell'alimentazione dei naturalisti ed anche di chi utilizza regimi nutrizionali alternativi, come il vegano, il macrobiotico e molti altri ancora. Il glutine che si ricava dalla farina di questo cereale è di colore bruno e poco omogeneo, cosi come anche per la farina di segale, anche questa di orzo ne contiene quantità modeste, infatti ha una scarsa capacità nella lievitazione. Molto spesso, quando la farina di orzo viene utilizzata per la realizzazione del pane, questa viene miscelata con altri sfarinati come ad esempio il frumento.

Domande frequenti

  • La farina di orzo contiene glutine? È adatta ai celiaci?
    Sì, la farina di orzo contiene glutine in modo significativo, rendendola assolutamente sconsigliata e pericolosa per chi soffre di celiachia o sensibilità al glutine. L'orzo è un cereale antico che, proprio grazie alla presenza di questa proteina, viene storicamente utilizzato nella produzione del pane per la sua capacità di dare struttura all'impasto. Sebbene alcune varietà moderne possano essere coltivate in aree isolate per ridurre il rischio di contaminazione incrociata, la farina di orzo standard non è mai sicura per una dieta priva di glutine. Chi deve evitare il glutine dovrebbe optare per alternative sicure come la farina di riso, mais, grano saraceno o quinoa.
  • Come si riconosce la differenza tra farina d'orzo integrale e raffinata?
    La distinzione principale risiede nel colore e nella presenza di particelle più grossolane. La farina integrale di orzo si presenta con un colore chiaro ma caratterizzato da evidenti striature grigie, dovute alla presenza della crusca e degli strati esterni del chicco non rimossi durante la macinazione. Al contrario, la versione raffinata subisce un processo di decorticazione più spinto che elimina questi strati, risultando in una polvere totalmente bianca candida o leggermente giallastra. Entrambe le tipologie hanno una consistenza fine e delicata al tatto, ma quella integrale mantiene un profilo nutrizionale leggermente superiore grazie alle fibre residue.
  • Perché la farina di orzo non lievita bene da sola?
    La farina di orzo ha una scarsa capacità di lievitazione autonoma perché il suo glutine è di natura diversa da quello del frumento: è meno elastico e meno capace di trattenere i gas prodotti dai lieviti durante la fermentazione. Inoltre, la struttura della pasta di orzo tende ad essere più densa e compatta. Per questo motivo, quando si vuole preparare il pane con la farina di orzo, è quasi indispensabile misciarla con farine forti contenenti molto glutine, come quelle di frumento tenero o duro. Questa combinazione permette di ottenere un impasto sufficientemente elastico da gonfiarsi correttamente in forno.
  • Quali sono gli usi principali della farina di orzo nella cucina moderna?
    Oltre all'uso tradizionale nella panificazione, spesso in miscela con altre farine, la farina di orzo è molto apprezzata nelle diete naturali, vegan e macrobiotiche. Viene utilizzata per arricchire zuppe, minestoni e vellutate, aggiungendo corpo e nutrienti senza alterare eccessivamente il sapore. Può essere impiegata anche nella preparazione di biscotti, cracker e dolci rustici, dove la sua leggera dolcezza e la texture particolare sono valorizzate. Essendo un alimento ricco di amido, funziona anche come addensante naturale per salse e creme. La sua versatilità la rende un ingrediente valido per chi cerca alternative ai cereali più comuni pur mantenendo un apporto energetico consistente.
  • Come si conserva correttamente la farina di orzo per evitare che vada a male?
    La farina di orzo è particolarmente sensibile all'ossidazione e all'umidità, fattori che possono farla irrancidire rapidamente o sviluppare muffe. Per una conservazione ottimale, deve essere tenuta in un contenitore ermetico, preferibilmente in vetro o plastica alimentare di alta qualità, e riposta in un luogo fresco, asciutto e buio. Non esporla mai vicino a fonti di calore o luce diretta. Se conservata male, acquisirà velocemente il tipico odore sgradevole di rancido. Si consiglia di acquistare piccole quantità e di consumarla entro pochi mesi dall'apertura per garantirne freschezza e proprietà organolettiche intatte.

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