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fichi d'india

Il fico d'India è un frutto molto dolce da assaporare fresco di frigo, ma un uno eccessivo, può causare problemi di stitichezza.

di Redazione

31 maggio 2015

Storia e provenienza

Il fico d'india ha origini messicane, che col trascorrere del tempo, si diffuse tra i popoli del centro America, che ai tempi degli Aztechi, lo coltivavano e commercializzavano. Questa era considerata una pianta sacra con moltissimi valori simbolici. Il codice Mendoza, spiega l'importanza del fico d'India attraverso gli scambi commerciali e in questo codice, ci sono delle rappresentazioni di alcuni tralci di Opuntia. Dall'Opuntia, si estraeva un preziosissimo colorante naturale, motivo per il quale questa pianta era commercializzata tra i beni degli Aztechi. Il fico d'India, arrivò intorno al 1493 nel Vecchio Mondo, anno di ritorno a Lisbona delle truppe di Cristoforo Colombo. Una delle prime descrizioni del fico d'India in modo dettagliato, risale al 1535, presente nell'opera “ Historia general y natural de las Indias” dello spagnolo Gonzalos Fernandez de Oviedo y Valdes. Un altro manoscritto di Linneo, descrisse il fico D'India specificandone la specie: Cactus Opuntia, e Cactus ficus-indica. Solo nel 1768, Miller diede la definizione della specie Opuntia ficus-indica, tuttora accettata come denominazione.

Descrizione del fico d'india

La pianta del fico d'india, può arrivare ad altezze molto elevate anche fino ai 5 metri. Il fusto di questa specie di pianta, è composto da cladodi, chiamate comunemente pale. Le pale, sono dei fusti modificati che hanno una forma appiattita o ovaliforme, lunghi dai 30 ai 40 cm, e della larghezza di circa 25 cm. Questi nelle sviluppo si uniscono tra loro formando in questo modo delle ramificazioni. Grazie a questi cladodi, la pianta subisce la fotosintesi clorofilliana, sostituendo la funzione delle foglie. Queste sono ricoperte da uno strato di cuticola liscia quasi cerosa, che limita la traspirazione e fa da barriera per i predatori. Intorno al quarto anni di vita della pianta, i cladodi basali, vanno incontro ad una trasformazione, lignificandosi a tal punto da diventare dei veri e propri tronchi. Le foglie vere del fico d'India, hanno una forma conica e sono lunghe appena pochi millimetri e appaiono sopra i cladodi giovani. Le areole, sono posizionate alla base delle foglie e sono delle ascelle modificate, tipiche delle Cactacea. Il tessuto delle areole, si differenzia in base alle spine o agli glochidi, ovvero questa, può dare vita a radici avventizie, oppure a dei nuovi cladodi o a dei fiori. Anche il frutto stesso (ricettacolo), si può coprire da areole, dalle quali si possono differenziare sia nuovi fiori, che nuove radici. Le spine presenti nella pianta del fico d'India, sono di colore bianco, saldamente impiantate, della lunghezza di uno, massimo due centimetri. Esistono anche alcune specie di Opuntia privi completamente di spine. Nella pianta del fico d'India, sono presenti anche delle piccolo spine di colore marrone, che si staccano facilmente al contatto, ma che una volta penetrate nella cute, è difficile toglierle essendo munite di piccolissimi scaglie a forma di uncino, cosi quando si cerca di tirarle vie, queste si rompono e danno anche un fastidiosissimo prurito alla pelle. Le radici del fico d'India, sono invece poco profonde, non superano i 30 centimetri del sottosuolo, ma sono molto estesi lateralmente. Il frutto che nasce dalla pianta dell'Opuntia, è una bacca molto carnosa e consistente, dove al suo interno, sono racchiusi numerosissimi semi, il cui peso varia da i 150 a i 400 grammi. Il colore del frutto, cambia a seconda della varietà della pianta e può' andare dal giallo tendente all'arancione per le varietà sulfarina, rosso porpora nelle varietà sanguigna e di colore bianco nella qualità muscaredda. I frutti del fico D'India, sono tutti commestibili e con un ottimo sapore, ed una volta private della punte e della buccia, si possono conservare in frigorifero e consumare freddi.

Usi alimentari

Il fico d'India, è una pianta molto resistente al calore , infatti essa è in grado di riprodursi e crescere, anche in ambienti molto aridi e con scarsa presenza di acqua. È una pianta molto importante per l'agricoltura e l'alimentazione di parse con clima arido. Grazie alla vitamina C, al calcio e al fosforo presente nei frutti, è considerato un alimento molto importante e ricco di sali minerali. Il frutto chiamato Fico d'India, è ottimo per essere consumato fresco, ma con esso, si possono produrre anche succhi, gelatine, liquori,marmellate ed anche dolcificanti. È sconsigliato un consumo eccessivo, perché potrebbe causare occlusione a livello intestinale, per tanto va consumato in quantità moderate e preferibilmente accompagnandolo con del pane fresco, per evitare che i semi formino i tappi occlusivi. In persone affette da diverticolite intestinale, è assolutamente vietato il consumo, anche in piccole quantità. Un libro dal nome “A terra mia”, narra in modo ironico una poesia che parla appunto dei problemi legati ad un consumo eccessivo di fichi d'india, e l'autore di questo testo si chiama Giuseppe Coniglio proveniente da Pazzano. Il fico D'india come del resto tutti i frutti, sono una ottima fonte di vitamine importanti per il nostro organismo.

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Domande frequenti

  • Quali sono i rischi principali associati al consumo di fichi d'India?
    Il rischio maggiore legato al consumo di fichi d'India è l'ostruzione intestinale, dovuta alla grande quantità di semi piccoli e duri contenuti nella polpa. Se ingeriti in grandi quantità senza masticazione accurata, i semi possono formare masse compatte (tappi occlusivi) difficili da espellere. Per questo motivo, il consumo deve essere moderato. Inoltre, è assolutamente sconsigliato o vietato a chi soffre di diverticolite intestinale, poiché i semi potrebbero irritare le pareti intestinali o rimanere intrappolati nelle diverticoli, causando infiammazioni o complicanze serie. Chi ha problemi digestivi sensibili dovrebbe prestare massima attenzione.
  • Come si puliscono correttamente i fichi d'India prima di mangiarli?
    Pulire i fichi d'India richiede cautela a causa della presenza di glochidi, quelle minuscole spine marroni invisibili a occhio nudo che si staccano facilmente e penetrano nella pelle causando forte prurito. La tecnica migliore consiste nel tagliare entrambe le estremità del frutto, poi incidere longitudinalmente la buccia con un coltello affilato. A questo punto, si può sbucciare il frutto tenendolo con un tovagliolo o guanti, separando la polpa dalla buccia rigida. Alternativamente, dopo aver tagliato le punte, si può immergere brevemente il frutto in acqua bollente per facilitare la rimozione della buccia, riducendo il contatto diretto con le spine. Una volta sbucciato, la polpa si presenta pronta per essere consumata o privata dei semi se preferito.
  • I fichi d'India fanno bene alla salute? Quali nutrienti contengono?
    Sì, i fichi d'India sono un alimento nutriente, ricco di vitamina C, calcio, fosforo e altri sali minerali essenziali. Sono considerati un'ottima fonte di antiossidanti e fibre, utili per il benessere generale dell'organismo. Tuttavia, nonostante i benefici, non devono essere consumati in eccesso proprio per il rischio di stipsi menzionato precedentemente. Possono essere utilizzati anche per preparare succhi, gelatine e marmellate, mantenendo intatte molte delle proprietà nutritive. Il loro apporto calorico è generalmente contenuto, rendendoli un'opzione adatta a diete bilanciate, purché si rispetti la moderazione e si eviti il consumo in caso di specifiche patologie intestinali.
  • Come si conservano i fichi d'India una volta aperti?
    Una volta privati della buccia e tagliati a pezzi o a fette, i fichi d'India possono essere conservati in frigorifero. È consigliabile riporli in un contenitore ermetico o in una vaschetta coperta da pellicola trasparente per mantenerli freschi più a lungo e prevenire l'essiccazione o l'assorbimento di odori estranei. Consumarli freddi migliora anche la sensazione gustativa, risultando particolarmente rinfrescanti. Se si intende conservarli per periodi più lunghi, è possibile congelare la polpa, magari sotto forma di cubetti per ghiaccio o frullata, per utilizzarla successivamente in frullati o dessert. Assicurarsi sempre che il frutto sia matto ma ancora sodo per garantire una conservazione ottimale.

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