TARTUFO NERO

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tartufo nero

Il tartufo nero, è un frutto che appartiene alla specie dei funghi ipogei e nasce e cresce prevalentemente nel sottosuolo.

di Redazione

22 giugno 2015

Storia

Quelli che noi chiamiamo comunemente Tartufi, appartengono alla specie di funghi ipogei, alla famiglia Tuberacea. Il corpo dei tartufi nasce e cresce sotto terra e specialmente in terreni vicini alle radici di alberi o arbusti, in particolare querce e lecci, con i quali stabiliscono un rapporto di simbiosi. Utilizziamo il termine tartufo, per indicare il corpo fruttifero che viene individuato con l'aiuto di cani o raccolti a mano. Questo alimento è estremamente pregiato e molto ricercato ed il suo costo in commercio è molto elevato. Una volta che il tartufo nero è in piena maturazione, sprigiona il suo caratteristico e persistente profumo, tanto da attirare animali selvatici come cinghiali, maiali, ghiri, volpi e molti altri ancora. Con la denominazione “Tartufo”, vengono compresi anche le terfezie, detti anche tartufi del deserto, appartenenti alla famiglia Terfeziacea. Sono frutti endemici, che crescono in aree desertiche o semi desertiche, sui parse che si affacciano nel Mediterraneo, dive sono conosciuti e molto apprezzati. L'origine e la provenienza della parola tartufo, fu molto discussa dai linguisti, che dopo anni di incertezze, giunsero alla conclusione. Questa parola, sembra derivare dal termine “territùfru”, dal latino “terrae tufer” (escrescenza del terreno), dove “tufer”, sarebbe stato utilizzato al posto della parola “tuber”. Di recente, lo studioso storico Giordano Berti, creatore dell'archivio storico del tartufo, è riuscito a dimostrare in modo convincente, come il termine tartufo, deriva da “terra tufele tubera. Questo termine, compare in alto ad una illustrazione della raccolta dei tartufi, codice naturalistico che risale al secolo XIV, conosciuto in moltissime versioni. Secondo Berti, il termine tartufo nasce dalla somiglianza che nel medioevo si ravvisava, tra il tufo (pietra porosa tipica dell'Italia centrale), e questo fungo ipogeo. Il termine si trasformò poi in “ terra tufide”, ed inizio' con il trascorrere del tempo ad essere pronunciato in Italia centrale, con la parola “tartufo”.

Raccolta e coltivazione

Nel nostro paese, si possono raccoglie sempre i tartufi, salvo il periodo di fine aprile. Le tradizioni più antiche, utilizzavano i piccoli del maiale per la raccolta, ma questo metodo non traeva profitti, perché l'animale ghiotti di tartufi, si mangiava parte della raccolta, ed occorreva trattenerlo per impedirglielo. Al giorno d'oggi nel nostro paese, si impiegano esclusivamente cani addestrati per la raccolta del tartufo nero. Non si impiegano razze particolari, in genere vengono scelti cani di piccola taglia. Alcune regioni della Francia, utilizzano ancora oggi maialini addestrati per la raccolta del tartufo, un'abitudine che nel nostro paese, è scomparsa nel secondo dopoguerra, in seguito alla forte crescita di richiesta di questo prodotto, ed all'apertura di scuole per l'addestramento di cani da tartufo. Nonostante il tartufo, veniva associato al cinghiale, in Italia, non venne impiegato, per il semplice fatto che questo animale selvatico,è impossibile da addestrare e addomesticare. La coltivazione del tartufo, anche detta “tartuficoltura”, è ancora in fase di sperimentazione in Italia ed in Francia. Il terreno adatto per la coltivazione del tartufo nero, deve essere calcareo e privo di humus e serve impiantare essenze arboree ed arbustive come la nocciola, la quercia, il salice ed il leccio. Le pianticelle, devono essere preventivamente micorizzate, con le radici presenti, già in simbiosi con le ife fungine che sono state scelte. Con le specie piu pregiate di “tuber magnatum”, i risultati della tartuficoltura, sono stati molto deludenti, mentre con le altre specie, la produzione ha raggiunto ottimi livelli, non sono per la quantità, ma anche per la qualità del prodotto. I prezzi, data la forte richiesta del tartufo, non hanno subito ancora oggi aumenti consistenti. Con l'impianto di ulteriori piantine micorizzate, si sono ottenuti risultati molto soddisfacenti, in zone boschive, dove la crescita del tartufo viene naturale. Con il termine “tartufaia controllata, si intende una tartufaia che è stata migliorata grazie ad opportune pratiche colturali ed incrementate con la messa a dimora di specifiche ed idonee piante arboree ed arbustive tartufigene, micorizzate preventivamente.

Preparazione del tartufo

Come tutti sappiamo, il tartufo in generale, ha un costo molto elevato, motivo per il quale, non si trova mai intero e fresco in commercio. Anche la difficoltà del trasporto e la conservazione sono un problema da non sottovalutare. Il tartufo nero, può essere trasformato in modo creativo, infatti ne basta veramente poco per dar sapore ad un semplice piatto o ad una salsa da utilizzare come condimento da spalmare sul pane ad esempio, e l'enorme valore aggiunto della lavorazione, stimola la crescita di piccole imprese per la trasformazione di questo prodotto apprezzato nel mondo. Normalmente in commercio si trova in piccoli vasetti di vetro , con dentro tartufi di dimensioni molto ridotte. Il tartufo si presta bene per essere utilizzato come salsa sui crostini, con la pasta di semola di grano duro, con la pasta fresca di soia, o aggiunto a filetti e bistecche. Altre impieghi comuni del tartufo, sono per la preparazione di grappe ed amari.

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Domande frequenti

  • Qual è la differenza principale tra la raccolta tradizionale con il maiale e quella moderna con il cane?
    Storicamente, i maialini erano utilizzati per la loro eccezionale capacità olfattiva nel rintracciare i tartufi sotterranei. Tuttavia, questo metodo presentava uno svantaggio pratico enorme: i maiali, essendo ghiotti di questo fungo, tendevano a mangiare parte del raccolto invece di lasciarlo recuperare. Per ovviare a questo problema, gli allevatori dovevano costantemente trattenerli. Oggi, questa pratica è stata quasi completamente abbandonata in favore dei cani addestrati. I cani, pur avendo un olfatto eccellente, non sono attratti dal gusto del tartufo quanto il maiale, permettendo quindi una raccolta integra e più efficiente. Inoltre, i cani sono più facili da gestire e addestrare rispetto ai cinghiali, che sono selvatici e impossibili da domesticare.
  • È possibile coltivare il tartufo nero in giardino o in azienda agricola?
    La coltivazione del tartufo, nota come 'tartuficoltura', è una pratica reale ma complessa e ancora in fase di perfezionamento, specialmente per le specie più pregiate come il Tuber magnatum. Per avere successo, il terreno deve essere specifico: preferibilmente calcareo e povero di humus. È fondamentale impiantare essenze arboree e arbustive simbionti, come querce, lecci, noccioli e salici. Queste piante non vanno messe a dimora normali, ma devono essere 'micorizzate', ovvero le loro radici devono essere già in simbiosi con le ife fungine necessarie alla nascita del tartufo. Le 'tartufaie controllate' offrono migliori probabilità di successo grazie a queste cure colturali mirate, sebbene i tempi di attesa siano lunghi e i risultati variabili.
  • Perché il tartufo nero si trova raramente fresco e intero nei negozi?
    Il tartufo nero è un prodotto estremamente deperibile e costoso, il che ne limita fortemente la disponibilità intera e fresca nel commercio al dettaglio. La sua fragilità rende difficile il trasporto senza danneggiarlo, e la conservazione richiede condizioni precise per evitare che perda aroma e consistenza rapidamente. Di conseguenza, per renderne accessibile l'utilizzo e prolungarne la vita utile, il tartufo viene spesso trasformato. In commercio si trovano comunemente piccoli vasetti contenenti frammenti o tartufi di dimensioni ridotte conservati in sale, olio o grassi. Questa lavorazione permette di sfruttare l'intenso profumo del tartufo anche in piccole quantità, aggiungendo valore al prodotto finale.
  • In che modo il tartufo nero interagisce con l'ambiente circostante?
    Il tartufo nero non vive isolato, ma instaura un rapporto di simbiosi vitale con le radici di specifici alberi e arbusti. Cresce prevalentemente nel sottosuolo, vicino alle radici di querce, lecci, noccioli e salici, scambiando nutrienti con la pianta ospite in cambio di carboidrati prodotti dalla fotosintesi. Questa relazione è così forte che il profumo intenso del tartufo maturo attira animali selvatici come cinghiali, volpi e ghiri, che contribuiscono indirettamente alla dispersione delle spore attraverso le feci, facilitando la riproduzione della specie. Senza questi alberi simbionti, il tartufo non potrebbe completare il suo ciclo biologico.
  • Quali sono i principali usi culinari del tartufo nero oltre allo shaving diretto?
    Grazie al suo aroma potente, bastano piccolissime quantità di tartufo nero per esaltare piatti semplici. Oltre alla classica grattugiatura a crudo su primi piatti o carni, è ampiamente utilizzato per preparare salse cremose da spalmare sul pane o abbinare a crostini. Si presta bene anche come ingrediente per condire paste fresche o di semola, e può essere integrato in preparazioni più elaborate come filetti di carne o bistecche. Un altro uso interessante, sebbene meno comune nella cucina quotidiana, è la sua infusione per aromatizzare grappe e amari, sfruttando il suo profumo persistente per creare bevande sofisticate e dal carattere unico.

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