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Il Prosecco

La storia del Prosecco nasce probabilmente già in antichità, anche se certamente il Prosecco moderno ha caratteristiche nettamente diverse da quelle originali, come in tutti i vini del resto.

In Veneto si è accertato che le coltivazioni di viti furono intraprese già dai celti e dai Galli, abitanti dell'Italia settentrionale prima della dominazione romana, che comunque trasformerà la vite in un bene di fondamentale importanza. L'epoca romana comunque lasciò pochi documenti sulle coltivazioni venete, e nessuno riguardante direttamente il Prosecco, che probabilmente era, vista la tendenza dell'epoca, un vino rosso addizionato con spezie e miele. Fu lo scrittore del Cinquecento Volfango Lazio a menzionare la produzione di Prosecco sotto l'egida di Roma, piu di mille anni dopo l'accadimento dei fatti quindi. All'epoca neppure il nome corrispondeva all'odierna produzione, essendo il vitigno denominato Pucino. Questo era comunque coltivato nel comune di Prosecco, che comunque si trova nell'odierna provincia di Trieste, ben lontana dall'area di produzione delle bollicine moderne, ma comunque zona di competenza della produzione del vino fermo avente lo stesso nome.

Il Prosecco moderno più famoso, lo spumante, vede i suoi natali nell'Ottocento, quando venne fondata a Conegliano la Società Enologica, poi chiamata Scuola di Viticoltura ed Enologia e la Stazione Sperimentale per la Viticoltura e l' Enologia. A partire da questa scuola possiamo porre le basi delle bollicine moderne della zona, con sperimentazioni che hanno portato agli odierni risultati.

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Il vitigno

Visto il grande successo del Prosecco moderno, oggi il legislatore ha intrapreso una differente classificazione sia per il vitigno che per il vino, distinguendo quest'ultimo in vini fermi, producibili in tutto il Veneto e nel Friuli. Il vitigno invece è stato recentemente ribattezzato Glera, in modo da non fare confusione con il vino che trova oggi un impiego molto vasto. Il vecchio nome Prosecco infatti induceva in confusione, sia per la sua identificazione con l'omonimo paese di origine, che come detto si trova in provincia di Trieste, sia per differenziare i vari vini. Il Glera, antico nome dello stesso vitigno, oggi viene coltivato solo nel nord-est italiano e in qualche appezzamento argentino. Nel corso delle sperimentazioni della scuola fondata a Conegliano, si è proceduto ad una selezione delle varie e numerose varietà di Glera, per coltivare solo quella denominata Tondo o Balbi, nella produzione del vino, in onore del conte Balbi Valier autore nell'Ottocento della selezione. Il Prosecco Balbi, oggi Glera, è un vitigno rustico, dove i chicchi sono di colore dorato e la produzione fornisce vini naturalmente frizzanti. Nelle varie produzioni si utilizzano assemblaggi anche con il Verdiso, la Bianchetta Trevigiana, il Perera, la Glera Lunga, lo Chardonnay, il Pinot Bianco, il Pinot Grigio e il Pinot Nero vinificato in bianco. Data l'ampiezza dell'assemblaggio, con numerose uve impiegate, il legislatore ha intrapreso una riforma nel 2009 che ha portato alla denominazione dell'uva in Glera, in modo che il vino Prosecco non fosse identificato come un monovitigno, anche se i prodotti migliori vengono generalmente vinificati puri. È infatti il vino ad essere sempre stato identificato con il nome Prosecco, e non l'uvaggio, che in questo modo ha oggi una sua identità separata. Nella stessa riforma sono state previste le introduzione delle DOCG, in modo da identificare meglio i vini spumante dai più generici e semplici vini tranquilli.


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prosecco: La produzione

Come detto la denominazione generica di Prosecco sottintende una produzione molto vasta, che si estende su due regioni del nord-est, e che corrisponde solo in minima parte a quella delle famose bollicine. Infatti il vino fermo denominato Prosecco viene largamente prodotto per l'uso quotidiano, con vini di pronta beva ed economici. In questo caso vengono utilizzate le denominazioni DOC, mentre per la massima qualità, rappresentata dagli spumanti oggi di così gran successo, si utilizzano denominazioni DOCG in determinate e ristrette aree, dove le uve rendono vini di straordinario gusto non rintracciabili altrove.

Si tratta delle aree di Conegliano, di Valdobbiadene e dei Colli Asolani, dove la produzione coinvolge sia la tipologia fermo che spumante. Qui sono presenti vini di gran pregio, con colori paglierini, profumi delicati ma abbastanza complessi e palati briosi, dotati di freschezza e buona struttura. L'assemblaggio determina una rosa di gusti e di sapori molto ampia, con l'area di Conegliano certamente reputata la migliore, in particolare per la sua sottozona rappresentata dalla collina di Cartizze. I vini fermi invece sono molto semplici e hanno presa solo a livello locale.

Chiaramente data l'ampiezza del territorio di produzione, se si fa eccezione alle denominazioni DOCG, si hanno risultati enormemente differenti tra i vari vini.



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