Prosecco Superiore

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prosecco superiore

Il Prosecco Superiore è una denominazione di origine specifica per i vini Prosecco della Valdobbiadene, i migliori e più conosciuti della galassia dei Prosecco.

di Redazione

25 gennaio 2018

Il Prosecco Superiore

Il Prosecco è diventato uno degli spumanti più famosi al mondo, più del Franciacorta, e i numeri delle esportazioni sono lì a testimoniarlo. Ma pochi sanno che, quello che in Italia chiamiamo comunemente Prosecco, è in realtà il Prosecco Superiore. La legge è infatti cambiata per allargare la zona di produzione e sfruttare maggiormente il marchio dal punto di vista economico, ma ha al tempo stesso garantito maggior protezione al Prosecco migliore, portandolo dalla Doc alla Docg, con la menzione Superiore. Questa menzione si riferisce al Prosecco Conegliano-Valdobbiadene, la zona migliore, insieme a quella di Asolo protetto sempre da una Docg. Il Prosecco Valdobbiadene-Valdobbiadene inoltre, si divide nelle menzioni Rive e Cartizze, per indicare due zone distinte di allevamento delle uve. Cartizze è una collina ben determinata, che riesce a regalare vini qualitativamente ancor migliori degli altri Prosecco Superiore. In totale, l'area del Prosecco Superiore comprende circa 107 ettarier il Cartizze, e 15 comuni in totale. Il resto del Prosecco è nella denominazione Doc, sia generica che nella menzione Treviso, ed abbraccia sia il Veneto che il Fiuli-Venezia-Giulia.

Il vitigno

A lungo si è discusso del vitigno con cui si produce il Prosecco, tanto che vi è ancora una polemica, anche legale, con una zona particolare del Friuli, l'area che interessa proprio il comune di Prosecco. Al di là di queste polemiche, la nuova legge ha anche modificato il nome dell'uva, per differenziarla dal nome del vino. Prima si indicava con il nome Prosecco anche il vitigno, ma vi erano molte incertezza sulla sua origine. Per evitare ogni confusione, la legge ha stabilito che il nome del vitigno deve essere Glera. Il nome non è stato scelto a caso, ma fa parte della tradizione della zona e sembra essere stato usato fin dai tempi antichi. Questo ha dato luogo alle numerose polemiche, visto che alcuni testi latini citavano l'uva Glera come coltivata in modo intensivo nel comune di Prosecco. Nel secolo scorso, molti utilizzavano il nome Prosecco anche per il vitigno, ma questa denominazione dovrebbe essere errata, e il nome del vitigno dovrebbe essere sempre stato Glera. Il Glera ha un'aromaticità che tende ai profumi della nocciola e un certo amertume, perfetto per i vini frizzanti che in genere produce. Il vino che ne risulta è astringente, acidulo, e quindi perfetto per la spumantizzazione. Negli anni '90 del Novecento erano 7000 gli ettari piantati con questa vite, ma oggi sono notevolmente aumentati. La forte emigrazione dei primi del Novecento dal Veneto, verso l'Argentina, ha poi portato questo vitigno anche nel paese sudamericano, anche se lì il successo è molto limitato. Sono molte le tracce storiche del Glera, come detto già in antichità. Ne scrisse anche Aureliano Acanti e il Giornale d'Italia nella seconda metà del Settecento.

Il Prosecco Superiore DOCG

Come detto, oggi il Prosecco Superiore ricade sotto la denominazione di origine controllata e protetta, ma pochi sanno che può essere prodotto anche in versione ferma. Certamente la tipologia più conosciuta è lo spumante, mentre i frizzanti e i vini fermi sono relegati in secondo piano. Tornando agli spumanti, il Conegliano Valdobbiadene DOCG - Prosecco Superiore viene prodotto in versionee Brut, Extra dry, e Dry, e nelle Cru Superiore di Cartizze e Rive. Il Brut è certamente la tipologia più conosciuta, anche all'estero, e ha aromi agrumati, floreali e vegetali. Trova abbinamenti anche di rango, specialmente con il pesce. L'Extra Dry è invece i più classico degli spumanti della denominazione, con la classica frutta bianca invernale che profuma il vino. È molto secco e va bene, oltre che con i frutti di mare, anche con la carne bianca, la minestra e il formaggio fresco. Infine la Dry, la versione meno conosciuta, ma che può sorprendere con le sue note tropicali e gli abbinamenti sia con il pesce che con la pasticceria secca. Con i Cru invece si intendono parcelle specifiche sul territorio, particolarmente favorevoli per la maturazione e la vinificazione delle uve. La più conosciuta è certamente il Cartizze, una zona collinare nei territori di S. Pietro di Barbozza, Santo Stefano e Saccol, naturamente a Valdobbiadene. Si differenzia sia per la natura del terreno, che per il microclima mite. Qui sono presenti molte argille, arenarie e morene, che favoriscono i profumi. Gli spumanti della zona sono nobili e ricchi di gusto, quasi aristocratici. Viene vinificato in versione Dry, anche se negli ultimi anni, si è cominciato a farlo anche Brut. Il Rive rappresenta invece una sorta di territorio in purezza. Infatti, gli spumante Prosecco Rive, devono essere fatti con uve provenienti da un unico comune. Questa menzione permette così ad ogni comune di differenziarsi rispetto agli altri, anche perché la ricchezza della zona è proprio nella sua diversità da micro-terroir a micro-terroir. Per questa menzione però, la resa delle uve è limitata a massimo 13 tonnellate per ettaro, e l'area è divisa in 43 rive.

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Domande frequenti

  • Qual è la differenza tra Prosecco DOC e Prosecco Superiore DOCG?
    La distinzione principale risiede nella zonazione geografica e nella qualità percepita. Il Prosecco DOC è una denominazione più ampia che copre vaste aree del Veneto e del Friuli Venezia Giulia, producendo vini accessibili e frizzanti. Il Prosecco Superiore, invece, appartiene alla Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG) e proviene esclusivamente dalle colline tra Conegliano e Valdobbiadene. Questa zona più ristretta garantisce standard produttivi più rigorosi, rese per ettaro inferiori e vini generalmente più complessi, strutturati e aromatici, distinguendosi nettamente dall'ampia categoria DOC.
  • Che cos'è il Prosecco Cartizze e perché è considerato il top di gamma?
    Il Cartizze è una singola, piccola collina di circa 107 ettari situata nel cuore di Valdobbiadene, considerata la zona migliore per la produzione di uve Glera. Grazie a un microclima mite e a terreni ricchi di argilla, arenaria e resti morenici, le uve qui coltivate sviluppano profili aromatici eccezionali. I vini Cartizze sono tradizionalmente vinificati in versione Dry, caratterizzati da eleganza, finezza e una struttura quasi aristocratica. Rappresentano l'espressione più nobile e costosa del Prosecco Superiore, spesso paragonati per prestigio ad altre grandi denominazioni italiane.
  • Cosa significa la menzione "Rive" sul etichetta del Prosecco?
    La menzione "Rive" indica che lo spumante proviene da uve raccolte esclusivamente in un singolo comune della zona DOCG, valorizzando il concetto di terroir locale. A differenza del Prosecco Superiore generico, che può miscelare uve da diversi comuni, il Rive riflette le specificità chimico-fisiche e climatiche di quel preciso territorio. Ci sono 43 comuni autorizzati a usare questa dicitura, ognuno con le proprie peculiarità. Inoltre, la normativa impone limiti di resa più severi (massimo 13 tonnellate per ettaro), garantendo una concentrazione maggiore di sapori e aromi unici.
  • Perché il vitigno si chiama Glera e non più Prosecco?
    Fino a qualche anno fa, il nome del vitigno coincideva con quello del vino, creando confusione. Per tutelare la denominazione d'origine e chiarire la distinzione tra prodotto finale e materia prima, la legge ha imposto il cambio di denominazione del vitigno in Glera. Questo nome storico, attestato già nei testi antichi e latini, è stato recuperato per onorare la tradizione locale e prevenire polemiche legali, specialmente con alcune zone del Friuli. Oggi, quindi, il vino si chiama Prosecco, mentre l'uva da cui deriva è ufficialmente Glera.
  • Quale Prosecco scegliere per accompagnare il pesce o la carne bianca?
    La scelta dipende dallo stile desiderato. Il Brut è la scelta più versatile e internazionale, con note agrumate e floreali che puliscono il palato, ideale per il pesce. L'Extra Dry, pur essendo tecnicamente più dolce del Brut, è il classico spumante italiano: equilibrato, con frutta bianca e una secchezza percepita, perfetto sia per i frutti di mare che per carni bianche e formaggi freschi. Se cerchi qualcosa di diverso, la versione Dry offre note tropicali e una dolcezza residua più marcata, ottima per abbinamenti insoliti o pasticceria secca, ma meno comune per i piatti salati tradizionali.

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