Introduzione
Il Fara è un vino rosso Doc da pasto, tipico della regione del Piemonte, che vine realizzato nella provincia di Novara. Questa bevanda si ottiene tramite la lavorazione di uve Nebbiolo per una percentuale che si aggira intorno al 50%, mentre il restante 10’30% è Vespolina e Bonarda novarese per un massimo del 40%. La zona di produzione del Fara è limitata a Fara e Briona, ovvero delle zone che si trovano sui colli Novaresi. La produzione di tale vino rispetta una antica tradizione, ed è molto noto ed apprezzato in particolar modo per la sua resistenza all’invecchiamento. Il Fara è un vino superiore, che si presta benissimo per essere servito con piatti a base di carne rossa, ottimo con pietanze di cacciagione, ma anche con il pollame nobile cotto in umido e carne di maiale. Questi vino nasce grazie a vescovi, abati e signori che nel periodo medioevale si dedicavano ai vitigni da cui si produce questo prodotto Doc. La cura con la quale veniva prodotto il Fara, non dipendeva esclusivamente dall’aspetto liturgico, perché era abitudine della chiesa vendere il prodotto che si otteneva dai vitigni, per questo impiegavano molta dedizione, affinché la produzione potesse fruttare, ed in questo modo assicurarsi una rendita che potesse sostenere la comunità ecclesiastica.
Il Fara in cucina
Il Fara Doc si presenta esteticamente di un bel rosso intenso rubino, fino ad assumere sfumature di granato che si manifestano con l’invecchiamento. All’olfatto tale vino rispetta tutte le caratteristiche di un vino rosso molto gradevole e presenta delle note fruttate, infatti è possibile percepire dei sentori alla fragola e frutti rossi, ma anche di viola e mammola. Una volta in bocca, il Fara rimane un vino asciutto, sapido e totalmente armonico e la gradazione del prodotto classico molto difficilmente supera i 12 gradi, che tendono a divenire 13 per quanto riguarda il prodotto in bottiglia invecchiato per oltre 5 anni. Quando parliamo del Fara, stiamo parlando di un vino corposo e di grande spessore, ed in quanto tale, la giusta temperatura con la quale va servito non deve superare i 20 gradi centigradi, da abbinare a diversi piatti. Molti appassionati di vino, considerano il Fara una bevanda ideale per annaffiare pietanze tipiche della tradizione culinaria contadina del Piemonte, ma generalmente è un vino che si presta benissimo in accompagnamento a piatti molto robusti di carne, come arrosti di carne sia bianca che rossa, oppure con stufati e formaggi a pasta filata ad alta stagionatura. La fase di invecchiamento del Fara, è una procedura di una certa importanza che non va trascurata, infatti il periodo minimo obbligatorio non deve durare meno di 3 anni, di cui i primi due, il vino deve riposare in botti di rovere o castagno. Il consumo di tale bevanda, è preferibile entro un tempo compreso tra i 4 ed i 6 anni dall’imbottigliamento, ma di certo tra gli appassionati non mancano coloro che preferiscono conservarlo per 7 anni.
Disciplinare
La produzione del Fara è controllata da un disciplinare che prevede il rispetto di tutte le regole che interessano la coltivazione delle uve. Il Fara Doc deve essere realizzato attraverso la lavorazione di uve provenienti dai seguenti vitigni: -Nebbiolo: dal 30 al 50% -Vespolina: dal 10 al 30% - Bonarda: fino ad un massimo del 40% Le uve che sono destinate per la produzione del Fara, devono provenire da vitigni amministrativi comunali di Fare e di Briona. La resa massima di uva che deve produrre un vitigno per la realizzazione del vino Fara, non deve superare i 110 per ettaro a coltura specializzata, mentre la resa massima delle uve in vino non deve essere al di sopra del 70%. Tutte le uve destinate alla vinificazione, devono assicurare al vino Fara, una gradazione di alcol complessivamente minima, pari ad 11,5 gradi. Per ottenere un vino Fara Doc, ovvero la denominazione di origine controllata, questo deve essere invecchiato per un periodo obbligatorio stabilito dal disciplinare non inferiore a tre anni, e poi conservato per altri due in botti di rovere oppure di castagno. Il periodo di invecchiamento del vino Fara, decorre dal 1 Gennaio successivo all’annata di produzione delle uve. Una volta prodotto il vino Fara, all’atto dell’immissione in commerci deve avere le seguenti caratteristiche fisiologiche: -Odore: retrogusto finissimo al palato di mammola -Sapore: al palato deve essere asciutto, saporito e molto armonico nei profumi -Gradazione alcolica minima consentita: 12 gradi -Estratto secco netto minimo: 20 per mille -Acidità complessiva minima:5,5 per mille Come abbiamo visto, questa bevanda è un adorabile vino dal sapore inconfondibile, profumato e saporito, molto apprezzato nel nostro paese, che si presta benissimo per essere servito con pietanze di carne ed antipasti di formaggi stagionati.
Domande frequenti
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Quali sono i vitigni principali utilizzati per produrre il vino Fara DOC?Il Fara DOC è un blend complesso definito dal suo disciplinare di produzione. La componente principale è costituita dalle uve Nebbiolo, che devono rappresentare almeno il 30% e possono arrivare fino al 50% del totale. A completare l'assemblaggio ci sono la Vespolina, obbligatoria in una percentuale compresa tra il 10% e il 30%, e la Bonarda Novarese, ammessa fino a un massimo del 40%. Questa combinazione specifica di vitigni autoctoni piemontesi conferisce al vino la sua struttura unica, bilanciando l'eleganza del Nebbiolo con la morbidezza e il corpo forniti dagli altri due vitigni, tipici della zona dei Colli Novaresi.
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Con quali piatti si abbina meglio il vino Fara?Grazie alle sue caratteristiche di corpo, sapidità e armonia, il Fara è eccellente con pietanze robuste e dalla forte identità gustativa. Si abbina perfettamente agli arrosti di carne rossa e bianca, agli stufati tradizionali e alle carni di maiale. È inoltre consigliato per la cacciagione e per il pollame nobile cotto in umido, metodi di cottura che esaltano le sue note fruttate. In alternativa, può accompagnare formaggi a pasta filata ad alta stagionatura o antipasti caseari intensi. L'abbinamento ideale sfrutta la capacità del vino di pulire il palato dopo bocconi ricchi di grassi e sapori decisi.
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Qual è la corretta temperatura di servizio per il Fara DOC?Per apprezzare appieno l'aroma e la struttura del Fara, è fondamentale servirlo alla temperatura giusta. La guida indica che la temperatura ideale non deve superare i 20 gradi Celsius. Servirlo troppo caldo potrebbe accentuare eccessivamente l'alcol, mascherando le delicate note floreali di violetta e mammola. Al contrario, se servito troppo freddo, il vino risulterebbe chiuso e meno espressivo. Portare il vino alla corretta temperatura ambiente fresca permette di evidenziare il suo profilo olfattivo complesso e la sua sapidità asciutta, garantendo un'esperienza di degustazione equilibrata e piacevole.
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Quanto tempo deve invecchiare il Fara prima di essere imbottigliato?Il disciplinare del Fara DOC impone rigorosi tempi di invecchiamento per garantire la qualità del prodotto. Il vino deve sottoporsi a un periodo minimo di tre anni di affinamento, iniziando dal 1° gennaio successivo all'annata di vendemmia. Di questi tre anni, i primi due devono trascorrere obbligatoriamente in botti di legno, specificamente di rovere o castagno, per sviluppare struttura e complessità aromatica. Solo dopo aver completato questo ciclo in botte, il vino può essere imbottigliato. Questo lungo processo contribuisce alla sua fama di vino resistente all'invecchiamento e capace di evolvere positivamente negli anni successivi.
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Dove viene prodotto esattamente il vino Fara DOC?La produzione del Fara DOC è strettamente legata a un territorio specifico nel Piemonte, più precisamente nella provincia di Novara. Il disciplinare limita la zonizzazione esclusiva ai comuni di Fara Novarese e Briona, situati nelle colline novaresi. Questa delimitazione geografica è cruciale poiché il microclima e i terreni di queste aree contribuiscono in modo determinante alle caratteristiche organolettiche uniche del vino. La tradizione viticola qui radicata risale al Medioevo, quando vescovi e abati curavano attentamente la coltivazione di questi vitigni, stabilendo una storia centenaria di eccellenza enologica legata indissolubilmente a questi specifici comuni.




