Robiola

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robiola

Il formaggio robiola, che si ricava a partire dalla lavorazione di latte intero di mucca, puo essere sia fresco, che stagionato, con una crosta dal colore rosso.

di Redazione

01 maggio 2016

Introduzione

Con il termine robiola, indichiamo un latticino dalle origini molto antiche, che sembrerebbero derivare nel periodo celtico-ligure, grazie a delle testimonianze da parte di Pantaleone da Confienza ed anche raccontate da Plinio, che ne apprezzavano in particolar modo non solo la qualità di questo alimento ed il suo sapore inconfondibile, ma il suo ciclo produttivo. Questo nome così strambo per un alimento, sembra derivare dalla lingua latina “rubere”, il cui significato è il termine “Rosseggiare”, attribuito alla crosta rosseggiante del formaggio robiola stagionato. La robiola si ricava dalla lavorazione di latte crudo intero della mungitura di vacca, ed una volta sulle nostre tavole, deve presentare delle tipiche caratteristiche che ora vi elencheremo: 1 La forma deve essere cilindrica con un diametro che può raggiungere i 12 centimetri circa con un'altezza che varia dai 3 ai 4 centimetri. Può avere inoltre delle variazioni sia in eccesso che in difetto in base alle tecniche di produzione ed alle macchine impiegate, oltre al tempo di maturazione che varia da caseificio a caseificio. 2 La crosta del prodotto a breve stagionatura deve essere inesistente, per poi formarsi nel prodotto stagionato più a lungo e deve presentarsi esteticamente di una certa consistenza con una colorazione tipicamente rossastra. 3 La pasta deve essere tendenzialmente compatta con la presenza di occhiature non troppo evidenti. 4 Al sapore, il formaggio robiola deve essere delicato con punte acidule per quanto riguarda il prodotto fresco, mentre con un sapore deciso e molto equilibrato per il prodotto che ha subito stagionatura. 5 La struttura deve essere elastica e solubile 6 Il periodo di stagionatura di questo latticino, può variare per un massimo di dieci giorni per il formaggi fresco, fino ad arrivare ai 40 giorni per quello stagionato. Questo alimento viene consumato principalmente fresco come formaggio da tavola da spalmare sul pane, mentre la robiola stagionata per la chiusura dei pasti, essendo molto più saporita. Potete impiegare la robiola anche come ingrediente principale per diverse ricette, come le piadine, panini farciti, pizze ripiene ed anche torte rustiche.

Descrizione

Il formaggio robiola, come abbiamo già citato, si realizza mediante la lavorazione di latte intero vaccino appena munto, da animali nutriti solo ed esclusivamente con foraggio verde ed erbe aromatiche che sono presenti sui pascoli della zona di produzione, come ad esempio il timo, il serpillo e molte altre ancora, tutti elementi che conferiscono al latte stesso, il sapore particolare e molto piacevole al palato di questo latticino. Il latte che si ricava, è il frutto di diverse mungiture, trasformato in un secondo momento in formaggio, utilizzando delle pratiche di produzione morbide, che non causano delle alterazioni alla flora batterica e microbica del liquido. Nella fase di lavorazione, la materia prima infatti, non viene pastorizzata, ma viene impiegato in modo diretto il latte crudo, perché con la pastorizzazione, il latte verrebbe privato delle sue innumerevoli caratteristiche gustative, che sono una fonte importante e peculiare per il formaggio robiola.

Metodo di produzione

Una volta raccolto il latte che occorre alla produzione della robiola, questo viene riscaldato ad una temperatura di circa 36 gradi, per poi essere addizionato successivamente con il latto-innesto ed il caglio liquido animale, ad una quantità variabile, rispetto alla funzione dell'acidità del latte stesso ed anche del caglio. La massa caseosa raggiunge la giusta consistenza dopo un periodo breve di circa 20/25 minuti ed a questo punto viene rotta con la lira in granuli, della dimensione di una noce. Una volta terminata la rottura, segue un periodo di riposo di circa dieci minuti, per poi raccogliere il composto all'interno di forme cilindriche, che conferiranno al prodotto la forma tipica desiderata. A questo punto, la robiola quasi completata subisce la lavorazione finale, ovvero la salatura e la stagionatura. Il processo di saluta si svolge per immersione in salamoia, girando più volte la forma fino a quando il liquido non sarà penetrato all'interno dell'intero impasto. Una volta terminato questo processo, si passa all'asciugatura che viene fatta a temperatura ambiente, poi passare alla stagionatura, dove le forme vengono messe in locali appositi con un temperatura non superiore ai 10 gradi tramite anche un livello di umidità sempre controllata. Una volta terminata la maturazione, il prodotto viene confezionato e preparato per la grande distribuzione, e la caratteristica principale che differenzia questo alimento da quello fresco, è la colorazione della crosta esterna, che deve essere tipicamente di colore rossastra. Il formaggio robiola stagionato, è ideale da servire come antipasto insieme ad altri formaggi tipici stagionati e salumi, da accompagnare con vini rosati o rossi dai sapori fruttati.

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Domande frequenti

  • Qual è la differenza principale tra robiola fresca e robiola stagionata?
    La distinzione fondamentale risiede nella durata della maturazione e nelle caratteristiche organolettiche. La robiola fresca viene consumata entro pochi giorni (massimo 10) dalla produzione: ha una pasta tenera, compatta, priva di crosta e un sapore delicato con leggere note acidule. Al contrario, la robiola stagionata matura fino a 40 giorni, sviluppando una crosta di colore rossastro e una pasta più soda. Il gusto diventa deciso, saporito e ben bilanciato, rendendola adatta come formaggio da tavola finale o per accompagnamenti più strutturati.
  • Perché la robiola utilizza latte crudo invece di quello pastorizzato?
    L'utilizzo del latte crudo intero di vacca, munto direttamente dagli animali alimentati con erbe aromatiche dei pascoli locali, è essenziale per preservare l'identità aromatica del formaggio. La pastorizzazione eliminerebbe parte della flora batterica naturale e dei composti volatili responsabili del profumo unico della robiola. Mantenendo il latte non trattato, si conservano quelle caratteristiche gustative peculiari e complesse che definiscono la qualità autentica di questo latticino tradizionale, garantendo anche una texture finale più gradevole.
  • Come si presenta esteticamente una vera robiola?
    Una robiola autentica si riconosce immediatamente per la sua forma cilindrica, con un diametro di circa 12 cm e un'altezza compresa tra 3 e 4 cm. La pasta interna è tendenzialmente compatta, con occhiature poco evidenti e una struttura elastica che si scioglie facilmente in bocca. Per quanto riguarda la crosta, quella della versione fresca è inesistente, mentre in quella stagionata appare consistente e caratteristicamente colorata di rosso, derivante dal processo di lavaggio e maturazione controllata.
  • In quali piatti è possibile utilizzare la robiola in cucina?
    La versatilità della robiola la rende adatta a numerose preparazioni culinarie. La versione fresca, data la sua delicatezza, è eccellente da spalmare sul pane, utilizzata come base per piadine calde, panini farciti o come ingrediente in torte rustiche dove non richiede cotture prolungate. La robiola stagionata, invece, grazie al suo sapore più marcato, può essere tagliata a cubetti per antipasti misti, abbinata a salumi o utilizzata per ripieni di pizza e focacce, aggiungendo profondità al piatto senza coprire gli altri ingredienti.
  • Quale vino è consigliato abbinare alla robiola stagionata?
    La robiola stagionata, con il suo profilo gustativo deciso ed equilibrato, si abbina magnificamente a vini che non sovrastino il suo aroma ma lo complementino. Sono ideali vini rosati freschi o rossi leggeri, preferibilmente con note fruttate. Questi vini riescono a pulire il palato dalla grassezza del formaggio, esaltando la sapidità e creando un equilibrio perfetto. L'abbinamento è particolarmente apprezzato se servita come chiusura del pasto, magari accompagnata da salumi tipici della zona di produzione.

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