montecarlo bianco

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Il vino a Montecarlo viene prodotto dai tempi più antichi, e oggi sono rinati con nuovi assemblaggi tra il Trebbiano e i vitigni francesi impiantati nella zona.

di Redazione

21 novembre 2014

La zona vinicola

L'area vinicola che interessa la produzione del Montecarlo DOC bianco riguarda una porzione di territorio molto limitato nella provincia di Lucca che vide le prime coltivazioni già in epoca romana. Una prima testimonianza scritta però risale al basso Medioevo. Quando dei documenti contabili sulle rendite delle uve, importante prodotto dell'epoca utilizzato anche per il pagamento delle imposte, in cui veniva indicata la tecnica di lavorazione, anche se molto rudimentale per l'epoca, in cui erano previste tre pigiature prima della svinatura. Questo documento, originario di San Piero in Campo, è molto importante per stabilire il radicamento della lavorazione del vino nella zona, radicamento che era già sviluppato per l'epoca. In pieno Medioevo il vino assunse ancora maggiore importanza, e la sua coltivazione fu favorita anche da vari disboscamenti nell'area che liberarono terre da coltivare. Montecarlo così iniziò una grande tradizione enologica che oggi si presenta con una buona qualità. Faceva parte della antica via del vino romana, e poi successivamente mantenne un ottimo traffico commerciale tra le varie città toscane. Altri documenti storici attestano al 1371 la commercializzazione del Trebbiano, e così l'area iniziò a produrre anche vini bianchi. Il vino arrivò anche alla corte dei Papi, ma solo negli ultimi 20 anni il Montecarlo ha riassunto un ruolo importante nell'enologia italiana. Il vino a Montecarlo dunque è stato tra i più reputati per molti secoli, per poi declinare e tornare in auge negli ultimi 30 anni. I vini bianchi di Montecarlo, fatti con il Trebbiano ed altri uvaggi, furono presenti in molte corti italiane fino a che il Gran Ducato di Toscana rimase in piedi. Personaggio di primo piano nella rinascita del Montecarlo bianco fu Giulio Magnani che si dedicò al miglioramento della qualità sperimentando numerosi assemblaggi anche con varietà importate, in particolare dalla Francia dove viaggiò molto. Il Trebbiano così oggi è ammorbidito e tagliato con numerosi vitigni. Anche le varietà importate comunque oggi hanno subito delle piccole mutazioni di adattamento al territorio. Questo è in parte collocato sulle Colline Lucchesi, che geologicamente sono costituite da diversi strati che vedono rocce vaporitiche profonde in funzione di basamento e aree calcaree e gessose poggiate su di esse. Anche la superficie è calcarea, ma qui si mescola al silicio e alla marna di origini vulcaniche, quando la zona era interessata da fenomeni eruttivi. Una volta estinti questi fenomeni le alluvioni hanno creato ancora delle stratificazioni di arenaria e torba. Il clima risente dell'influenza marina che riesce ad arrivare fino in collina con venti salmastri. Questo contribuisce anche a mitigare gli inverni.

Il Montecarlo DOC bianco

Per i vini bianchi vengono infatti utilizzate le uve del Trebbiano toscano, del Sémillon, del Sauvignon, del Pinot grigio, del Pinot bianco, del Vermentino e del Roussanne. La denominazione di origine venne istituita con il decreto del 13 agosto 1969 e inizialmente riguardava solo i vini bianchi. Solo nel 1985 venne autorizzato anche il Montecarlo Rosso. La zona interessata coinvolge quattro comuni, Montecarlo, Capannori, Altopascio e Porcari, tutti della provincia di Lucca. Il disciplinare autorizza la produzione delle tipologie monovarietali Vermentino, Sauvignon, Bianco e Vin Santo. Per la tipologia Bianco la base ampelografica deve contenere dal 30 al 60% di Trebbiano toscano, mentre le altre uve, congiuntamente, devono essere presenti dal 40 al 70%. Per le rese massime i limiti sono fissati a 10 tonnellate per ettaro, escluso il monovitigno Vermentino che deve avere al massimo una resa di 9 tonnellate. Nella tipologia Vin Santo si può utilizzare la menzione Riserva. I vini hanno colore paglierino tranne che nel Vin Santo dove i colori sono quelli dell'ambra e dell'oro. I profumi sono delicati con palato asciutto, tranne che per il Vin Santo logicamente. Qui si ha un vino più persistente, con bocca setosa e dolce. Il Bianco e il Vermentino si abbinano agli antipasti di magro, alle minestre e al pesce delicato; il Sauvignon va con cibi più sapidi e aromatici, e il Vin Santo con i dessert e la pasticceria secca.

I produttori

Tra i produttori spicca La Fattoria del Buonamico con un Montecarlo dolce giallo ambra. Il naso profuma di pesche, albicocche, pesche e fichi secchi, su un fondo di miele ed erbe di campo. La chiusura del palato è affumicata. Per la crema catalana e la pasticceria in generale. La Fattoria del Teso ha un Vin Santo ambrato dove gli aromi sono di uva sultanina, datteri e miele. Il palato è dotato in alcol, fresco e lungo, perfetto per la meditazione. Produce anche il Bianco, sempre con profumi di albicocca associati ai fiori di iris, con fondi di timo e salvia. La bocca morbida va associata agli spaghetti alle cozze. Infine La Fattoria La Torre con il suo Bianco paglierino venato di verde. Il profumo è ai frutti bianchi, albicocca in particolare, e agrumi. La bocca risulta fresca e briosa, di buona struttura, ottima per le seppie ripiene.

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Domande frequenti

  • Quali vitigni compongono il Montecarlo DOC bianco?
    Il Montecarlo DOC bianco è un vino complesso ottenuto principalmente dall’assemblaggio del Trebbiano Toscano, che costituisce la base ampelografica dal 30 al 60%, integrato da una gamma di vitigni internazionali e locali per il restante 40-70%. Tra le varietà ammesse figurano il Sémillon, il Sauvignon Blanc, il Pinot Grigio, il Pinot Bianco, il Vermentino e il Roussanne. Questa fusione tra il classico vitigno toscano e le uve francesi, introdotte grazie alla visione di Giulio Magnani, conferisce al vino una personalità unica, bilanciando la struttura locale con note aromatiche moderne. Esistono inoltre versioni monovarietali specifiche, come quelle a base esclusiva di Vermentino o Sauvignon, che rispettano percentuali diverse ma mantengono l'identità territoriale.
  • Dove si produce esattamente il Montecarlo DOC?
    La zona di produzione del Montecarlo DOC è ristretta e situata nella provincia di Lucca, in Toscana. Coinvolge specificamente quattro comuni: Montecarlo, Capannori, Altopascio e Porcari. Geologicamente, queste aree fanno parte delle Colline Lucchesi caratterizzate da un substrato di rocce vulcaniche profonde, coperto da strati calcarei e gessosi, con superfici che mescolano silicio e marna. Questa composizione del suolo, unita all'influenza mitigatrice del mare Tirreno che porta venti salmastri fino in collina, crea un microclima ideale per la maturazione equilibrata delle uve, preservandone acidità e freschezza nonostante il caldo estivo.
  • Come si abbina il Montecarlo bianco ai piatti?
    Le modalità di abbinamento variano in base alla specifica tipologia prodotta. Il Montecarlo Bianco classico, fresco e brioso, si sposa perfettamente con antipasti di magro, minestre leggere e pesci delicati. Se si opta per la versione a base di Vermentino, questa accompagna bene le seppie ripiene grazie alla sua struttura. Il Sauvignon, essendo più sapido e aromatico, richiede piatti dal gusto marcato. Infine, il Montecarlo Vin Santo, con il suo profilo dolce, setoso e persistente, è destinato esclusivamente alla dolcezza: si abbila idealmente a dessert, pasticceria secca, creme catalane o semplicemente per una degustazione meditativa, talvolta accompagnato da formaggi stagionati o frutta secca.
  • Cosa rende unico il terroir del Montecarlo rispetto ad altre zone toscane?
    L'unicità del Montecarlo deriva dalla combinazione di fattori geologici e climatici distintivi. A differenza di molte altre zone collinari, qui il terreno presenta una stratificazione complessa: rocce vulcaniche profonde fungono da basamento, sovrastate da aree calcaree e gessose, con la superficie arricchita da silicio e marna di origine vulcanica. Inoltre, la vicinanza al mare permette ai venti salmastri di raggiungere le vigne in collina, mitigando gli inverni rigidi e regolando le temperature estive. Questa influenza marina, unita alla storia vinicola risalente all'epoca romana e documentata già nel Medioevo, conferisce ai vini una mineralità e una freschezza peculiari, difficili da replicare altrove.
  • Qual è la differenza tra il Montecarlo Bianco e il Montecarlo Vin Santo?
    La differenza principale risiede nel processo di vinificazione e nel risultato finale in calice. Il Montecarlo Bianco è un vino fermo, secco e fresco, ottenuto dalla fermentazione diretta delle uve (Trebbiano e altri vitigni), con un colore paglierino e note fruttate e floreali. Si consuma giovane per apprezzarne la vivacità. Il Montecarlo Vin Santo, invece, è un vino liquoroso ottenuto dalle stesse uve ma sottoposto a appassimento sulle graticole per diversi mesi, seguito da una lunga affinamento in botti di legno. Il risultato è un vino dolce, dal colore ambrato o dorato, con aromi concentrati di miele, frutta secca e spezie, e una struttura più ricca e persistente, adatto a lunghe degustazioni o abbinamenti dolciari.

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