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Aggiornato il 28 gennaio 20153 capitoli5 domande frequenti
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I fichi

Il fico è una pianta che nella sua varietà “Comune” viene chiamato scientificamente Ficus carica della famiglia delle Moraceae. Tra tutte le varietà questa è la specie che riesce a vivere più a nord di tutte le a,tre, ed è comunque una specie subtropicale e dei climi temperati. Il frutto di questa pianta arborea è il dolce fico, molto amato d'estate. La sua terra d'origine sembra essere l'Asia minore, localizzata nella regione della Caria, ma presto la sua coltivazione era presente in tutto il bacino di Levante del Mediterraneo, con documenti storici provenienti in particolare dall'Egitto e dalla Palestina. Ben presto tutto il Mediterraneo in antichita conosceva il frutto tanto che viene ancora chiamato "Fico Mediterraneo". Successivamente nel Rinascimento il fico venne introdotto in America e nel Sud dell'Africa. Lentamente la pianta arrivò in Estremo Oriente e quindi in Australia. Il fico si presenta come un albero basso, di massimo 10 metri, mantenendo un tronco breve e con molti rami. Il legno si presenta con molte rugosità e il succo linfatico ha un classico colore bianco. Le foglie si presentano lombate di un bel colore verde scuro. Il frutto, in realtà un infruttescenza, è la parte antropologicamente più importante, con una buccia colorata dal verde al viola scuro e una polpa dolcissima, rossa con tanti zuccheri e piccolissimi fiori. Il fico ha due sessi, di cui il maschio non ha frutti commestibili che appartengono solo alla femmina, detto volgarmente “fico vero”. La fecondazione del fico avviene grazie all'aiuto di una piccolissima vespa dal nome scientifico Blastophaga psenes. Oggi comunque la selezione clonale ha permesso di ottenere numerose varietà che possono essere fecondate senza l'aiuto dell'impollinatore. L'insetto vive all'interno del frutto e il rapporto tra la pianta e l'animale è di mutuo interesse, tanto che anche le altre varietà hanno un loro insetto impollinatore, diverso da questa vespa. Il fico è comunque molto resistente al freddo e riesce a resistere fino ai -18°C.

Le diverse varietà

Nonostante la diffusione ormai globale del fico, è sempre la zona calda del Mediterraneo ad essere protagonista della sua coltivazione. In particolare, oltre all'Italia, sono impegnate in questo allevamento la Turchia, la Grecia, la Spagna, tutto il Nord Africa e la Palestina. Oltre all'Europa il fico viene coltivato in Russia, in Arabia, in India e Giappone, poi anche in America ed in particolare in California e Argentina, oltre che in Australia. In Italia le varietà coltivate sono il Marchesano, il Cantano, il Pazzo, il Coppa, il Meloncello e altre 14 specie diverse. Di tutto i paesi la Turchia è quella che ha la maggiore produzione con più di 260 mila tonnellate annuali, seguita dall'Egitto con circa 160 mila tonnellate. Sopra le 100 mila tonnellate si trovano anche l'Algeria e il Marocco, mentre l'Italia non è nemmeno tra i primi 10 produttori. Il fico ama il clima caldo e secco, con pochissima umidità mentre non trova particolari problematiche con tutti i tipi di suolo. Resiste comunque al freddo fino a una decina di gradi sotto lo zero per le piante più giovani. Comunque molti danni vengono recati dal freddo. Nelle estati calde il fico ha la capacita di accumulare amidi e resine che in inverno fungono da antigelo nel legno. In estate la pianta può resistere a temperature superiori ai 40°C. La pianta è favorita da una concimazione media, non abbondante, e la riproduzione può avvenire facilmente per semina nei paesi caldi dove vi è un'alta fecondazione. Anche la talea e la fecondazione assistita sono praticate.

Il fico in Italia

In Italia il fico viene coltivato maggiormente in Puglia, in Calabria e in Campania ma vi sono buone produzioni anche nel Lazio, in Abruzzo e in Sicilia. La coltivazione del fico comunque sta incontrando molte difficoltà negli ultimi decenni a causa della delicatezza del frutto sia nel trasporto che nella conservazione. Le motivazioni di questa difficoltà sono da ricercarsi nella grande distribuzione che tende ad utilizzare alimenti con sprechi minimi. Nel nostro paese vi è comunque un'altra produzione anche di fichi secchi, frutti maturi raccolti ed essiccati che consentono di ovviare a quelle problematiche di trasporto e conservazione prima accennate. Vi sono molte varietà essiccate in Italia, di cui la Puglia è protagonista ma si segnalano anche delle denominazioni di origine protetta come il Fico banco del Cilento. Altre produzioni importanti, seppur non protette dalla legge, sono il Lonzino di Fichi marchigiano, un dolce tipico, e i Fichi secchi di Carmignano in Toscana. I fichi non coltivati in condizioni ottimali possono produrre delle tossine cancerogene che invece non sono presenti con la maturazione in ambienti caldi. Il consumo di fichi è per lo più fresco o come frutto secco anche se non mancano le lavorazioni industriali in particolare di confetture e gelatine. Il lattice delle foglie invece si utilizza come caglio nelle produzioni locali e domestiche di formaggio. Vi sono anche delle proprietà officinali come antinfiammatori, lassativi ed emollienti.

Domande frequenti

  • Quali sono le principali regioni italiane produttrici di fichi?
    In Italia, la coltivazione del fico è concentrata principalmente nel Sud, con Puglia, Calabria e Campania che rappresentano i territori a maggiore produzione. Tuttavia, esistono zone significative anche nel Lazio, in Abruzzo e in Sicilia. Nonostante la forte tradizione meridionale, la coltivazione sta affrontando sfide legate alla delicatezza del frutto fresco, che rende difficile il trasporto e la conservazione per la grande distribuzione. Per questo motivo, molte aree si stanno orientando verso la produzione di fichi secchi, come il famoso Fico Banco del Cilento DOP, che offre una soluzione pratica allo stoccaggio e alla vendita.
  • Come si riproduce il fico e qual è il ruolo della vespa Blastophaga psenes?
    La riproduzione del fico avviene tradizionalmente tramite semina nei climi caldi, ma è molto comune anche la moltiplicazione vegetativa attraverso talee. Un aspetto unico del fico è la sua relazione simbiotica con la vespa Blastophaga psenes, necessaria per la fecondazione di molte varietà tradizionali (caprifichi). La vespa depone le uova all'interno del frutto maschile, impollinando contemporaneamente le femminili. Oggi, grazie alla selezione clonale, sono disponibili numerose varietà autofertili che producono frutti commestibili ('fichi veri') senza bisogno dell'impollinatore, semplificando notevolmente la coltivazione commerciale.
  • I fichi secchi sono più sicuri di quelli freschi? Esistono rischi per la salute?
    Sì, la sicurezza alimentare varia in base alle condizioni di maturazione. I fichi coltivati in ambienti non ideali, specialmente se meno soleggiati o umidi, possono produrre tossine cancerogene (come le aflatossine) durante la fase di sviluppo. Al contrario, i fichi che maturano completamente in climi caldi e asciutti, tipici della produzione tradizionale mediterranea, non presentano questi rischi. I fichi secchi, essendo frutto di una maturazione completa e successiva disidratazione controllata, tendono a essere più sicuri e stabili, offrendo inoltre una concentrazione maggiore di zuccheri e nutrienti rispetto alla frutta fresca.
  • Quali sono le proprietà benefiche e gli usi medicinali del fico?
    Oltre al suo valore nutrizionale come fonte di zuccheri naturali, il fico e le sue parti hanno storiche applicazioni officinali. Il lattice contenuto nelle foglie e nei gambi verdi è stato tradizionalmente utilizzato come caglio naturale nella caseificazione domestica per la coagulazione del latte. Inoltre, il fico possiede proprietà riconosciute come antinfiammatorie, lassative ed emollienti. Questi effetti sono spesso attribuiti alla presenza di enzimi digestivi e composti bioattivi contenuti nella polpa e nel lattice, rendendo la pianta utile non solo in cucina ma anche nella fitoterapia tradizionale per il benessere dell'apparato digerente e infiammatorio.
  • Quanto resiste al freddo la pianta di fico e quali cure richiede?
    Il fico è una pianta sorprendentemente rustica: resiste a temperature inferiori allo zero, fino a circa -18°C per le piante adulte, grazie alla capacità di accumulare amidi e resine in estate che agiscono da antigelo naturale nel legno. Tuttavia, i giovani esemplari sono più sensibili e possono subire danni a temperature vicine ai -10°C. La pianta predilige climi caldi e secchi con bassa umidità, tollerando bene qualsiasi tipo di suolo. Non richiede concimazioni abbondanti; una fertilizzazione media è sufficiente. È fondamentale proteggere le radici dal gelo intenso nei primi anni di vita e garantire piena esposizione solare per favorire la maturazione ottimale dei frutti.

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